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21 giugno 2005

L’Avellino torna in Serie B

Dopo una sola stagione nel purgatorio della Serie C, l’U.S.Avellino torna tra i cadetti. Lo fa al termine di una stagione lunghissima, in cui lo s

Dopo una sola stagione nel purgatorio della Serie C, l’U.S.Avellino torna tra i cadetti. Lo fa al termine di una stagione lunghissima, in cui lo stress ha dettato legge. Lo fa da sfavorito, perché in un girone in cui c’è anche il Napoli si parte obbligatoriamente sfavoriti. Lo fa, però, con merito, perché i partenopei sono stati battuti onestamente, sul campo, prima nel corso della regular season e poi nel doppio spareggio che è valso la promozione. Gli artefici, prima dei due allenatori che si sono alternati (Antonello Cuccureddu e Francesco Oddo), sono stati i vertici societari: Massimo e Marco Pugliese. Quando un anno fa Massimo rilevò la squadra appena retrocessa ed il fratello Marco ne divenne Presidente, attorno a loro c’era tanto scetticismo. La squadra era mediocre, il bomber Kutuzov era tornato al Milan e Zeman era passato al Lecce. Ma è in queste circostanze che conta la dirigenza: operare delle scelte, prendere dei rischi, fare un progetto e portarlo avanti con coerenza. Ora, va detto che alcune di queste scelte sono state al quanto discutibili (su tutte l’esonero di Cuccureddu secondo in classifica), i rischi presi sono stati troppi e sull’esistenza di un progetto ben preciso ed articolato e sulla coerenza nel portarlo avanti ci sarebbe da parlarne, però sta di fatto che un anno dopo il “Lupo” è di nuovo in B. La squadra è oscillata per tutto l’anno tra la prima e la seconda piazza, sempre al di sopra dei corregionali Napoli e Benevento, sempre senza mostrarsi inferiore agli avversari, indipendentemente dal loro nome. Dallo spettacolo dei primi due mesi, si è passati alla concretezza mostrata in inverno, prerogativa delle grandi squadre. Molti uno a zero, per non parlare delle gare a reti bianche, quelle in cui la squadra capiva di non farcela ed allora si accontentava, consapevole che due punti in meno oggi potevano essere uno in più domani. La potenza del bomber Ghirardello (che due anni fa portò il Siena in A) si è integrata con l’esperienza e le fughe sulle fasce dello sgusciante Rastelli; la fantasia del brasiliano Ronaldo Vanin si è sovrapposta alla tecnica di Millesi, talento vero frenato solo da un fisico poco adatto alla Serie C che lo ha portato ad infortunarsi più volte; dietro un centrocampo granitico a coprire una difesa in cui si è imposto capitan Puleo ed ha dato un grande apporto il rinato Raffaele Ametrano. L’uomo in più è stato, però, il Partenio. Il piccolo stadio di Avellino, capace di contenere quasi mezza città, ha dato un supporto fondamentale, segnalandosi anche per un numero di incidenti molto inferiore al passato. 30.000 anime biancoverdi che hanno sostenuto la squadra anche nei momenti di crisi, senza criticarla, capendone le difficoltà. Una alla volta sono cadute le inseguitrici, dalla Raggiana in giù, ed è restato solo il Rimini. Avellino fino al termine si è astenuto dal guardarsi indietro, dove il Napoli cresceva ed acquisiva personalità, ma ha puntato la capolista ed ha tentato di raggiungerla fino all’ultimo, anche dopo non essere riuscito a prevalere nello scontro diretto. Ora davanti c’è la Serie B, un torneo folle nella sua imprevedibilità, con trabocchetti in ogni angolo, con grandi squadre, come il Bologna che solo qualche anno fa si faceva strada in Coppa UEFA. Ovviamente l’obiettivo è salvarsi, evitare gli errori commessi due anni fa, quando le speranze furono fiaccate quasi subito. E poi c’è il derby: la Salernitana sarà attesa come e più del Napoli nell’ultima stagione. Ora sui fratelli Pugliese e sul “Lupo” ci sono gli occhi del grande calcio.

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