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25 luglio 2005

Intervista con Enzo D’Alò

Altro ospite eccellente del Giffono Film Festival è stato Enzo d’Alò, il miglior regista di cartoon al momento in Italia. Il suo lavoro più noto, La gAltro ospite eccellente del Giffono Film Festival è stato Enzo d’Alò, il miglior regista di cartoon al momento in Italia. Il suo lavoro più noto, La gabbianella e il gatto ha infatti registrato il record di incassi per un cartone animato in Italia.
Quanta fatica c’è dietro ad un film d’animazione, e com’è la situazione del cartoon in Italia?
La situazione non è molto buona. Ci sono molti produttori che non riescono a vedere la grande fonte di guadagno che può essere un cartoon. Dopo il successo de La gabbianella e il gatto tutti di colpo volevano realizzare altri cartoon, ma pretendevano un lavoro fatto in fretta e altrettanto rapidi incassi. Un film d’animazione richiede cura e attenzione quindi tempo, ma una volta realizzato è l’unico genere esportabile nel cinema italiano. In più la situazione non è buona perché la società non è più a misura di bambino, e spesso il mercato richiede prodotti per niente a misura di bambino. Il mio prossimo lavoro, Pinocchio, è una metafora di questa difficoltà di vivere da parte di un bambino in un mondo di adulti. In Italia c’è bisogno di produttori con più cultura del cartoon. Io preferisco lavorare in Italia, sia perché in questo modo sono a casa mia, sia perché si dà la possibilità a tecnici e creativi del nostro paese di fare esperienza e crescere, ma è difficile qui trovare dei finanziamenti. È molto più facile per me realizzare dei miei progetti all’estero, che qui in Italia, e anche se a malincuore penso sarò costretto a lavorare all’estero anche io.
Come sceglie chi doppierà il personaggio, e come lavora alla sua creazione?
Di solito scelgo prima le voci. I doppiatori sono fondamentali nel cinema di animazione, il personaggio è solo disegnato ed è la voce che gli conferisce l’anima. Dalla voce poi il personaggio si evolve anche graficamente fino a prendere la sua fisionomia finale. Inoltre sono fondamentali le canzoni. Non c’è film d’animazione senza canzoni. Ho sempre scelto musicisti che sapesero creare una melodia che potesse dare pi carattere al personaggio che la canta. A volte la musica mi fa cambiare un film, o una scena del film. Purtroppo anche in questo caso devo dire che trovare artisti italiani che vogliano legare il proprio nome a quello di un cartone animato è difficilissimo. Ho avuto parecchi rifiuti!
Pensa che conoscere l’opinione del pubblico durante la preparazione di un film sia importante?
Di solito non ho nessun rapporto diretto con il pubblico prima dell’uscita del film. Penso sia in un certo senso inutile. In ogni film si cerca di raccontare sé stessi più che venire incontro alle esigenze del pubblico. Se poi agli spettatori la storia raccontata piace meglio, ma credo che fare un film in base alle reazioni del pubblico sia un po’ tradire le proprie idee.
Ci parli del suo Pinocchio.
Del prossimo lavoro che realizzerò posso dire che è pronto un trailer di tre minuti per ora. Il progetto era nato nel 2000 ma poi Benigni annunciò il suo Pinocchio e quindi i produttori decisero di mettere da parte il mio. Ora abbiamo ripreso il lavoro. L’idea nasce perché come cartoon le uniche immagini che si hanno di Pinocchio sono quelle di Disney, ma non rappresenta la vera natura di Pinocchio. Lo studio di preparazione è stato lungo, esistono un sacco di “Pinocchiologi” e quindi per fare il lavoro di ricerca c’è voluto molto tempo! Il mio film sarà molto rispettoso del testo di Collodi ma sarà comunque interpretato; la chiave di lettura principale sarà quella della vita di un bambino nel mondo di grandi, e questa sorta di conflitto generazionale che ne consegue. Credo che Pinocchio sia un personaggio senza tempo.

Gaetano Maiorino

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