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7 agosto 2005

Il cinema U.S.A. del 1939 agli Anni Cinquanta

A Hollywood il cinema è fortemente influenzato dal nuovo ruolo che gli USA come potenza imperiale assumono a livello planetario. La storia del cinema A Hollywood il cinema è fortemente influenzato dal nuovo ruolo che gli USA come potenza imperiale assumono a livello planetario. La storia del cinema USA può essere periodizzato in varie fasi: negli anni ’40 e ’50 domina il maccartismo, negli anni ’70 un cinema democratico e più indipendente dal potere politico. I prodotti sono sempre di alto livello, spesso si tratta di produzioni ad alto costo d’investimento che producono ricavi. Le periodiche crisi economiche che investono il mercato non solo cinematografico ma in genere industriale, portano a cicliche crisi e riprese. Capolavoro del genere è Essere o non essere (1942) di Lubitsch, in cui humour e il problema delle persecuzioni dei nazisti si miscelano in un film estremamente efficace e gradevole. Il film fa parte dello sforzo bellico statunitense, e tuttavia non è solo un film di propaganda, ma uno dei migliori film mai realizzati. Splendida Carol Lombard, che morì proprio quell’anno in un incidente aereo, durante un tour per la raccolta di fondi per la guerra. Per chi suona la campana (1943, con Ingrid Bergman e Gary Cooper) regia di Sam Wood tratto dall’omonimo racconto di Ernest Hemingway è il tipico film pre-maccartista, possibile nel clima di mobilitazione contro il nemico nazista. Dopo, con il maccartismo, film come questi non saranno più possibili a Hollywood. L’apparato bellico mobilitato procede a produrre anche direttamente films di immediata valenza bellica, antinazista. O anche solo patriottica e nazionalista: tipico il caso di un film minore come Ribalta di gloria (1942) regia di Michael Curtiz, con James Cagney che interpreta la vita del musicista e attore George Cohan, che ebbe grande successo per i suoi testi patriottici. Il maccartismo è stato uno dei fenomeni di maggiore influenza storica e sociale, negli USA e nei paesi d’influenza statunitense. Nella lotta anti- nazista il potere economico e politico aveva proceduto, nel clima di alleanza con l’ex nemico sovietico, a usare i fermenti democratici, liberisti, socialisti propri dell’intellighenzia più progressista e avanzata. Con la sconfitta del nemico nazista non c’era più bisogno di questi intellettuali e di questa cultura, si poteva tornare alla repressione interna degli ambienti della sinistra. La ventata di fobia anticomunista provocò una vera caccia alle streghe. In questo caso le streghe erano tutti coloro ritenuti pericolosi per il potere dominante, o di cui si sospettava un pensiero non assoggettato. Uno degli episodi più vergognosi della storia statunitense, ma non solo. Il potere di controllo della case di produzione hollywoodiane che fino ad allora era stato limitato al settore sessuale e moralistico, fu sottoposto al controllo politico. Un controllo che significò repressione e persecuzione. Nel febbraio 1944 nacque la Motion Picture Alliance for American Ideals, organizzazione anticomunista, di cui divenne vicepresidente Walt Disney, da sempre legato agli interessi conservatori; la Alliance ebbe come ‘base’ la MGM, lo studio politicamente più conservatore. L’esecutivo della Alliance era composto da Sam Wood, Cedric Gibbons, Norman Taurog ecc. Faceva parte della Alliance anche Gary Cooper, che aveva precedentemente aderito agli Hollywood Hussars, una banda armata di vigilantes reazionari (tra essi erano anche Victor McLaglan, Ward Bond ecc.). Ann Rand, che aderì ad Alliance, compilò una Guida dello schermo per Americani, in cui tra l’altro si davano suggerimenti tipo “Non insultare il sistema della libera impresa”, “Non idolatrare l’Uomo Comune”, “Non glorificare il collettivo”, “Non insultare gli industriali”… La guerra fredda tra USA e URSS iniziò proprio allora. Negli anni ’30 Hollywood aveva conosciuto una intensa politicizzazione, ed erano nate le ‘guilds’, i sindacati degli attori, dei registi, degli sceneggiatori. La lotta per la libertà creativa e le rivendicazioni salariali e professionali delle guilds non andavano giù ai produttori. Tra il 1940 e il 1946 ci furono a Hollywood degli scioperi di maestranze e personale creativo che provocarono la reazione violenta dei produttori, sotto l’insegna ideologica “anti-comunista”. La HUAC, Commissione per le Attività Antiamericane, iniziò la sua caccia agli ‘infiltrati’ comunisti nel 1940, ma ebbe il suo periodo di gloria nel 1947 (all’indomani degli scioperi), e nel periodo 1951-1952. Un grosso numero di soggettisti non potè più lavorare, le attività dei registi furono decisamente sottoposte a vincolo. Nel clima dei processi sommari, si inserirono anche i sistemi delle delazioni e dello spionaggio, in cui si distinse un tizio che ebbe sempre ruoli minori di attore ma che diverrà negli anni ’80 presidente degli USA, Ronald Reagan. Charlie Chaplin fu costretto a emigrare; altri furono attentamente posti sotto controllo (così Humphrey Bogart fu posto sotto pedimento dall’FBI, per le “sospette” amicizie con liberals hollywoodiani). Gli intellettuali più moderati cercarono di resistere come potevano. Quando nel 1950 Cecil De Mille pretese il giuramento di fedeltà anticomunista da tutti i membri del sindacato dei registi (la Screen Directors Guild), ebbe l’opposizione di Joseph Mankiewicz, allora presidente del sindacato, e da John Ford. Ma in genere la ventata di maccartismo trovò la tragica impossibilità, da parte dei moderati, di qualsiasi contrasto. E quando il clima di caccia alle streghe ebbe ufficialmente termine, continuò a esserci a Hollywood un reale controllo politico su quanto veniva prodotto.
Alla cultura democratica appartiene un film per molti aspetti ideologicamente simile a “Il cittadino Kane” di Orson Welles, Tutti gli uomini del re (All king’s men, 1949) regia di Robert Rossen. Rossen, all’epoca iscritto al partito comunista (se ne staccò in seguito), ebbe non pochi problemi per questo film che tuttavia riuscì a vincere tre oscar. Film di denuncia, con una struttura a melodramma. Storia di un governatore, “uomo del popolo”, che giunge alla sua carica con sistemi poco ortodossi: corruzione, intimidazione degli avversari, ricatto ma anche realizzando strade scuole e stadi. La trama del film deriva da un romanzo. Il titolo del romanzo di Robert Penn Warren, storia di un governatore-dittatore di mezza tacca della Louisiana che andò a finire male, rimanda a una nursery rhyme. Originariamente la personificazione di un uovo che cade da un muro e va in pezzi, divenne una specie di fantoccio (Humpty Dumpty) che sta seduto sul muro in posizione dominante rispetto a tutti gli altri e che precipita a terra; e allora: “All the king’s horses and all the king’s men | couldn’t put Humpty Dumpty together again”. Nel titolo di Warren/Rossen c’è la presunzione che porta al disfacimento senza rimedio, per cui nemmeno tutti i cavalieri e tutti i soldati del re possono rimettere insieme i pezzi. Il titolo potrebbe essere dunque tradotto anche in ‘il dittatore smontato’.

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