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11 agosto 2005

Pensioni da fame per tutti

L’ex Ministro Tiziano Treu ha annunciato che, se vincerà il centro-sinistra, bisognerà mettere urgentemente mano al sistema previdenziale accelerando L’ex Ministro Tiziano Treu ha annunciato che, se vincerà il centro-sinistra, bisognerà mettere urgentemente mano al sistema previdenziale accelerando l’applicazione del sistema contributivo inaugurato con la Riforma del Governo Dini. L’aspettativa di vita, la durata media della vita degli italiani, è aumentata e a questa buona notizia, secondo Tiziano Treu, bisogna rispondere con un ulteriore taglio delle pensioni.
La proposta è semplice: a pagare devono essere sempre i lavoratori che potranno scegliere se andare in pensione alla data prevista (ma con una decurtazione della pensione) oppure lavorare ancora due anni in più (per recuperare l’aumento della durata media di vita). Anche questo non basterà ad avere una pensione decente e per Tiziano Treu, è importante incentivare al massimo il ricorso alla previdenza integrativa e favorire lo scippo del TFR a favore dei fondi pensione.
Continua così l’attacco al sistema previdenziale, Tiziano Treu spaccia per inevitabile, giusto ed equo un sistema pensionistico da fame.
La pensione calcolata con il sistema contributivo non è una pensione “equa”; produce una pensione che non sarà proporzionata al reddito percepito durante la vita lavorativa (come era prima con il sistema chiamato “retributivo”), bensì una pensione costruita con i soli contributi versati, senza prevedere collegamenti con il costo della vita o con la dinamica dei salari.
Prima della riforma Amato del 1992 l’applicazione del metodo retributivo portava ad avere una pensione pari alla media dei salari degli ultimi 5 anni, rivalutati in base al costo della vita e garantiva una pensione pari all’80% della retribuzione. La riforma Amato estese il periodo di riferimento da 5 a 10 anni, e quindi si produsse un abbassamento della media. Con la riforma Dini (1995) sostenuta da CGIL CISL e UIL si abbandonò il metodo di calcolo retributivo per passare a quello contributivo.
I danni del sistema contributivo vengono a sommarsi con la riforma del mercato del lavoro, inaugurata dallo stesso Treu: oggi gran parte dei nuovi lavoratori ha un versamento contributivo ridicolo, causato da lavori precari e discontinui (interinali, a termine, ecc…), da contributi ridotti a vantaggio delle aziende (collaboratori a progetto, soci lavoratori delle cooperative, ecc…).
Se il sistema contributivo sarà mantenuto o addirittura accelerato si avrà una situazione socialmente insostenibile per milioni di persone, ridotte a percepire pensioni da fame o nessuna pensione.
Altri soldi dei lavoratori, da versare in più, per recuperare una parte della pensione tolta grazie a Dini e alle successive riforme?
Vogliamo una vera riforma a beneficio dei lavoratori, una riforma che metta mano al portafoglio delle imprese e delle finanziarie, adeguando i contributi a carico delle aziende ai livelli di produttività e di profitto.
La RdB/CUB continuerà, rilanciando lo SCIOPERO GENERALE, la mobilitazione per la difesa del sistema previdenziale pubblico, per il diritto ad un reddito sociale minimo per precari, disoccupati e pensionati.
IL RILANCIO DELLA PREVIDENZA PUBBLICA SECONDO RDB-CUB
1)Ripristino del calcolo retributivo per tutti per garantire continuità dei trattamenti salariali in godimento all’atto del pensionamento e ripristinare la solidarietà intergenerazionale.
2)Aumento delle pensioni in essere per garantire il diritto ad una vita dignitosa a tutti, ( 4 milioni di pensionati e invalidi percepiscono 402 euro mensili e 7.254.366 non raggiungono i 516 euro ).
3)Aggancio delle pensioni all’andamento reale dei prezzi e alla dinamica salariale.

4)Il mantenimento delle pensioni di anzianità e il rafforzamento delle misure a sostegno dei lavoratori precoci, dei lavori usuranti e dei lavoratori esposti all’amianto.
5)Aumento e graduale parificazione dei contributi previdenziali per i lavoratori a progetto, soci lavoratori, artigiani e autonomi a quelli del lavoro dipendente.
6)Copertura contributiva adeguata per tutti, anche nei periodi di precariato.
7)Esentare le pensioni dalle trattenute fiscali a partire dalle fasce di reddito meno elevate.
8)Rendere effettiva la separazione tra assistenza e previdenza ponendo fine ad un uso improprio dei contributi previdenziali versati dai lavoratori dipendenti.
9)Attuare concretamente la lotta all’elusione e all’evasione contributiva (30 miliardi annui di euro) rafforzando gli organici dei ruoli ispettivi.
10)Nuovo modello di finanziamento della “previdenza pubblica” basato anche sulla ricchezza che creato dall’intero sistema.

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