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7 agosto 2005

Terrore a Londra

New York 11 Settembre 2001, Madrid 11 Marzo 2004, Londra 7 Luglio 2005. Il terrorismo internazionale colpisce ancora. La capitale inglese si era appeNew York 11 Settembre 2001, Madrid 11 Marzo 2004, Londra 7 Luglio 2005. Il terrorismo internazionale colpisce ancora. La capitale inglese si era appena svegliata quando si è scatenato il finimondo. A distanza di pochi minuti una dall’altra, cinque linee della metropolitana sono state travolte dalle fiamme; ancora pochi attimi ed è saltato in aria anche un autobus in Liverpool Street. Le cinque bombe sono state azionate evidentemente da un timer; sull’autobus a due piani c’era, invece, un kamikaze. Ma non era a questo che si pensava in quei momenti. Si pensava a soccorrere i feriti, centinaia; a cercare di salvarne altri, che invece non ce l’hanno fatta: si parla di oltre cinquanta vittime. Ma chi è stato a causare tutto ciò? Neanche il tempo di porsi la domanda, che la risposta è giunta su un piatto d’argento: Al-Qaeda. Il gruppo estremista islamico ha rivendicato via Internet la sua diretta responsabilità con quanto accaduto. Intanto, le immagini provenienti da Londra facevano il giro del pianeta. Comunicavano ai popoli del mondo occidentale che la guerra non è finita, che il terrore non si è esaurito. A confermarlo, un’altra nota proveniente dall’oriente: l’ambasciatore egiziano a Baghdad è stato “giustiziato”. E le immagini viaggiavano: i corpi esanimi stesi al suolo, la sofferenza dei feriti, le lacrime di chi, terrorizzato, ha assistito impotente a tutto. Impossibile non trovare in questo gesto un collegamento con la riunione del G8 nella non lontana Edimburgo. Da lì giungono le prime repliche dei rappresentanti politici. Il primo a pronunciarsi è stato Tony Blair con un laconico: «Troveremo i responsabili». Inevitabile sentire le parole del solito George W. Bush: «I terroristi diffondono odio e morte, noi invece la speranza». Poi le dichiarazioni di Silvio Berlusconi. Tutto tremendamente inopportuno. Al-Qaeda semina morte, fa rispettare la sua autorità con mezzi indubbiamente inadeguati. I “nostri” invocano pace. Ma sono parole. Vogliono la botte piena con la moglie ubriaca, raggiungere i propri obiettivi (umanitari o, piuttosto, economici?) senza fare i conti con i padroni di casa. E poi si scandalizzano se un’altra capitale dell’occidente viene colpita . . . Londra, poi, è una metropoli tra le più globalizzate del pianeta. Vi vivono persone di ogni nazionalità; ed, infatti, sono state coinvolte anche due italiane: una sta bene, l’altra è dispersa. Sembrano quasi sorprese le organizzazioni internazionali quando dicono che la lotta è ricominciata, come se mai fosse finita. Londra, dopo le Torri Gemelle e la stazione di Madrid, è stata solo la terza tappa. Facile immaginare che altre ve ne saranno. A spiegarlo, ancora tramite la rete, è proprio Al-Qaeda: «Abbiamo un conto aperto con Berlusconi, di cui non ha ancora pagato il prezzo». Roma è avvisata. Le fiaccolate simboliche non servono, non bastano. Le invocazioni di pace neanche. Il terrorismo non si ferma, perché non ha motivo di fermarsi. Una volta le guerre si facevano ad eserciti schierati, il nemico lo si guardava negli occhi. Dopo la Guerra Fredda la situazione è cambiata. Il nemico può essere un qualsiasi individuo, dall’aspetto innocente, seduto con il Times sotto braccio in un autobus, pronto a farsi saltare in aria in mezzo a tanti innocenti, persone cui di Al-Qaeda e del G8 non interessa niente, ma che regolarmente vengono colpite, risultando le uniche vere vittime di una guerra assurda.

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