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13 settembre 2005

Il ponte sul Tigri cede alla paura

31 agosto 2005: la mano del terrore torna a colpire in modo subdolo e inaspettato, attraverso la paura sua più fedele alleata: così un giorno di festa31 agosto 2005: la mano del terrore torna a colpire in modo subdolo e inaspettato, attraverso la paura sua più fedele alleata: così un giorno di festa diventa massacro. A Bagdad nella più grande moschea migliaia di fedeli sciiti, donne e bambini sono riuniti per festeggiare un evento religioso quando il panico dilaga alla notizia che nella moschea sarebbero presenti attentatori suicida. La folla si dimena e corre fuori cercando riparo fino al grande ponte che s’innalza sul Tigri, che, cede al peso sgretolandosi e provocando così la morte per annegamento o ferite di circa mille persone. Così dopo un’estate bollente di sangue e attentati è ancora la morte a vincere. Dall’ l’11 settembre, terrorismi ed estremismi, in un escalation di violenza, rivendicazioni, rapimenti e azioni kamikaze hanno trovato spazio per le loro fanatiche e distorte azioni figlie della paura del diverso, dell’intolleranza e dell’incapacità di accettare la libertà di pensiero e di religione. Dopo quella data ogni singolo individuo nel mondo è stato privato del suo bene più prezioso: la sicurezza. Il terrore viaggia veloce su rotte invisibili , scende in campo in battaglie immaginarie, dove ogni luogo è un possibile obiettivo sensibile, ogni evento di culto e civiltà una più che buona motivazione, ogni individuo un probabile bersaglio, altra vittima sacrificata al dio della guerra: quella fra fratelli. Tutto ciò allontana l’uomo da quello che significa essere uomo, lo sradica di ogni culto o credo, da ogni sogno o intima sicurezza, lo rende vulnerabile e solo nella sua paura. Quella paura che come un brivido freddo attraversa la coscienza di ognuno di noi e, nei tristi giorni come è questo, ci fa riflettere su quanto effimero e delicato sia l’equilibrio che oggi regge il mondo: piccolo birillo nelle mani di un giocoliere distratto.

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