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26 settembre 2005

La pena di morte: storia di un delitto

L’uomo che uccide l’uomo è una storia triste e antica come il mondo, cominciata con Caino che pugnalava Abele nei campi. La pena di morte è niente p
L’uomo che uccide l’uomo è una storia triste e antica come il mondo, cominciata con Caino che pugnalava Abele nei campi. La pena di morte è niente più di questo: un delitto.
Strano ma vero la pena capitale trova le sue origini nella Bibbia: era applicata mediante lapidazione, e si trova prescritta per l’omicidio volontario, le percosse o gli insulti verso i genitori, la stregoneria, l’idolatria, la sodomia, la violazione del sabato e l’adulterio. Per il diritto romano arcaico veniva comminata in caso di tradimento della patria, accordo col nemico (perduellio) e l’uccisione del pater per arrivare nel medioevo a colpire indistintamente una vasta serie di reati tra cui l’eresia, e la blasfemia. Il sistemi più diffusi d’esecuzione furono l’impiccagione, la soffocazione nel fango, l’annegamento e il rogo per eretici, sodomiti e incendiari; furono applicate inoltre la decapitazione, lo strascinamento a coda di cavallo, la ruota. Una prima svolta si ebbe solo con Cesare Beccaria, riformatore illuminista, che nel suo libro “dei delitti e delle pene” si schierava contro la tortura e la pena di morte. In Italia si dovette aspettare il 1944 per la sua abolizione. Tutt’oggi la pena capitale per reati comuni viene inflitta in metà degli stati del mondo: circa 105. In Europa , la Turchia, l’Albania, la Jugoslavia e molte repubbliche dell’ex-Urss., negli Stati Uniti 36 paesi la prevedono e 24 la estendono anche ai minorenni e, inoltre, è ammessa nella maggior parte degli stati africani e asiatici. Circa le modalità d’esecuzione, l’epoca moderna ha sostituito sistemi arcaici e brutali con altri tecnicamente perfezionati: impiccagione, fucilazione, sedia elettrica, camera a gas, iniezione di veleno. Nonostante ciò studi criminologici dimostrano la sua inutilità come deterrente della delinquenza. Ai nostri giorni l’abolizione della pena capitale rappresenta un problema molto discusso e delicato rispetto al quale l’opinione pubblica si scinde: I fautori sostengono che la minaccia di una pena così forte eserciti effetti psicologici scoraggianti nei riguardi dei rei potenziali, mentre gli abolizionisti fanno osservare che in nessun paese si è riscontrato un aumento della criminalità in coincidenza con la soppressione della pena di morte e che, comunque, i più gravi delitti sono spesso commessi con la speranza dell’impunità. Dunque la minaccia della morte si rivelerebbe in concreto inefficace e, moralmente, dopo anni di lotta per l’affermazione di diritti umani e di conquiste dell’uomo, ingiusta e insensata.

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