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22 settembre 2005

Lavorare con lentezza-Radio Alice 100.6 MHz

In concorso alla 61^ Mostra del Cinema di Venezia il film è stato prodotto e lanciato nel 2004 con la regia di Guido Chiesa e ottiene un pessimo ris
In concorso alla 61^ Mostra del Cinema di Venezia il film è stato prodotto e lanciato nel 2004 con la regia di Guido Chiesa e ottiene un pessimo riscontro di critica. E’ la storia di due proletari di periferia Sgualo e Pelo, assoldati per scavare un tunnel verso una banca da svaligiare, che scoprono Radio Alice espressione del movimento studentesco, dell’aria di rivoluzione e svolta post 68’, del malessere giovanile e della protesta contro il dilagante consumismo e capitalismo made in USA. Tutto si svolge sullo sfondo di una caotica e contraddittoria Bologna degli anni 70’, piena di fermenti pseudocomunisti, di omertà, di scontri armati e ideologici tra i “sovversivi” (ragazzi del PCI e studenti universitari) e i fautori dell’ordine pubblico: i carabinieri. Il film offre una triplice prospettiva: quella di matrice più passionale, istintiva e idealista degli universitari fondatori della storica radio, ubriachi di valori, politica e progetti che vogliono cambiare il mondo e vivere senza regole “lavorare lentamente poco ma tutti, scopare con chi ci pare e farsi dei grossi cannoni”; quella più grigia e rigida delle forze dell’ordine che vedono il cambiamento e le nuove idee come una minaccia dal quale difendersi; e quella più “inside” del malavitoso bolognese Marengò (per cui lavorano Sgualo e Pelo). Tale prospettiva liberata da ogni inutile orpello politico o ideologico, cruda e scarna è quella di chi vive all’interno del sistema per studiare il modo di raggiralo. “Io della filosofia non ho imparato un cazzo, solo le risposte…le domande non me le ricordo…questo non serve a niente: è come vivere e non prendere mai la vita per le palle”,questa è certamente una delle frasi più significative recitate da questo malavitoso che comunque non riesce ad apparire antipatico né a impersonare la tipica figura del “cattivo”: è perso in sé così come tutti gli altri personaggi del film. Anche se la storia è interessante, non “schierata” e raccontata, seppur linearmente, con una tecnica di montaggio da intervista dove le scene sono sovrapposte e tagliate, mostra delle lacune: non coinvolge emotivamente. Protagonista è un’epoca, un momento, l’aria che si respirava nella provincia emiliana così come in Italia. Ma questo, se da un lato rappresenta una realistica riproduzione storica, dall’altra allontana lo spettatore che non si sente partecipe delle vicende di nessuno dei personaggi mostrati che, proprio come nei migliori racconti verghiani, sono tutti dei vinti. Finale approssimativo e irrisorio, molto buona invece l’associazione tra scene e musica.

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