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27 settembre 2005

Questi “fantastici” lavoratori

Il 20 settembre scorso ha avuto luogo a Roma l’incontro della conferenza dei Rettori “capitanata” dal presidente Tosi, che ha redatto una Relazione fiIl 20 settembre scorso ha avuto luogo a Roma l’incontro della conferenza dei Rettori “capitanata” dal presidente Tosi, che ha redatto una Relazione finale su tutto quanto si è discusso in tale occasione.
Tra i vari punti analizzati, quello relativo alla didattica salta agli occhi maggiormente, forse per i numeri, forse per la disputa tra i due ordinamenti, o più semplicemente per essere il più interessante per gli studenti e i neo laureati.
Nella Relazione si legge: “La percentuale dei laureati sulla popolazione generale è ancora oggi fra le più basse d’Europa, anche se è aumentata del 33% negli ultimi tre anni. La riforma dei cicli dovrebbe migliorare questa situazione, aumentando la qualità del capitale umano del Paese, facendo accedere al primo livello il maggior numero di giovani e al secondo, selettivamente, quelli avviati alle specializzazioni e alla costruzione delle élite.” Ma saranno davvero le qualità gli unici elementi che permetteranno questa sorte di selezione naturale, perché questo dovrebbe essere il senso, eppure sembrano essere altri gli elementi che porterebbero alla formazione di questa élite! Ad esempio la mancata attivazione dei corsi delle Lauree Specialistiche, gli Atenei che non assicurano la continuità presso la propria Struttura neppure per i propri iscritti, e da qui la necessità di cambiare sede con tutti i problemi relativi ai “crediti” anzi ai “debiti” da recuperare, e i mesi persi perché la laurea di primo livello si è ottenuta a Dicembre e magari c’è la possibilità di iscriversi ad una Specialistica solo a Settembre dell’anno successivo.
Relativamente alla didattica in senso stretto, nella Relazione si legge di un obiettivo: “insegnare il metodo per imparare lungo tutto l’arco della vita”, insomma evitare gli insegnamenti troppo specialistici, dato che i continui cambiamenti della conoscenza e della tecnologia rendono anacronistica ogni nozione specifica acquisita nel percorso universitario.
Resta all’ordine del giorno il problema disoccupazione risulta in calo infatti il numero dei laureati che trova lavoro ad un anno dalla laurea e preoccupante è sicuramente l’intenzione da parte delle aziende di assumere pochi laureati. Tosi dice: “Sbagliava e sbaglia il sistema produttivo se chiede laureati che servono soltanto all’oggi, a fare quello che esso sta già facendo, e non, invece, laureati capaci di apportare valore aggiunto nel gestire situazioni complesse con la capacità creativa che solo la cultura generale può fornire: è essenziale comunicare con il mondo del lavoro e questo è un impegno che la CRUI ha assunto da tempo.”
E’ necessario però che anche i Docenti vadano a “risciacquare i loro panni nell’Arno”, modificando i contenuti dei corsi spostando l’attenzione dall’insegnamento all’apprendimento degli studenti, cosa che sembra ancora di difficile realizzazione poiché nella maggior parte dei casi ci si trova di fronte a programmi dai contenuti sintetizzati, un po’ di tutto ciò che c’era nei cinque anni, “represso” nelle mura dei tre anni.
Così Tosi conclude il capitolo relativo alla didattica: “Ci vuole un profondo riesame dei contenuti degli insegnamenti dei corsi di studio, una loro nuova armonizzazione, uscire dall’enfatizzazione dell’Università professionalizzante, dare reale centralità allo studente, rivedere, normalizzandolo, il sistema dei crediti, ripensare il modo di insegnare e di imparare. L’occasione c’è, oggi, ed è da non perdere giacché è possibile realizzare una riforma fatta dalle Università nell’esercizio della loro autonomia.” Sarà davvero questa la soluzione migliore per gli studenti e soprattutto per i futuri e sempre più “fantastici” lavoratori?

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