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16 settembre 2005

Teatro, che passione!

“La mia vita è il teatro e il teatro è la mia vita”. Una sorta di “credo” con cui Nicola Sabatino, 23 anni, esordisce alla sua intervista a Controcamp“La mia vita è il teatro e il teatro è la mia vita”. Una sorta di “credo” con cui Nicola Sabatino, 23 anni, esordisce alla sua intervista a Controcampus. La passione per il teatro nasce molto presto: aveva solo 8 anni Nicola quando ha capito che riuscire a mutare il proprio modo d’essere, la propria gestualità, in base ai personaggi interpretati, sarebbe stata la sua ragione di vita. “Una passione che nasce una mattina del lontano 1990 e…e morirà con me”. Sguardo commosso ma allo stesso tempo deciso e determinato, nel raccontare, i suoi esordi. “I miei genitori cercavano, in compagnia dei loro amici, un modo per trascorrere le serate invernali, qualcosa che li facesse divertire e soprattutto stare insieme. E quale cosa migliore del teatro? Solo il teatro offre la possibilità di mettersi in cerchio, tra gli attori e con il pubblico, rendendo, in quel momento tutti uguali”. Nicola ha, però, capito, dopo la permanenza per qualche tempo presso la compagnia paterna, che per diventare qualcuno, bisognava mettersi in discussione, uscire dal nido e volare da solo! Un giorno, tornando dall’università, in macchina, da solo sulla lunga striscia asfaltata, ha deciso di voler frequentare l’accademia teatrale di Roma “Silvio D’amico”. Tra i requisiti richiesti, dizione, comportamento e capacità di mutare sulla scena. Nicola, non aveva mai fatto dizione così capì che anche i sogni avrebbero avuto un prezzo: il sudore della fronte. Capì che sarebbe stato necessario rimboccarsi le maniche, mettersi a studiare. Conosceva un amico, Alfonso, direttore di un laboratorio teatrale a Mercato S. Severino. Nicola, gli ha chiesto aiuto per raggiungere la preparazione sufficiente a frequentare l’accademia ma ad un tratto ha deciso di studiare da solo, trascorrendo da questo momento tutto il tempo libero sui libri di teatro e sui copioni. Le tecniche, i segreti e i trucchi del mestiere, Nicola, li ha affettuosamente rubati ad Alfonso. Un amico che rimane il “Virgilio” della sua vita, della sua storia. In tutti i personaggi che ha interpretato, ha riconosciuto qualcosa di se stesso, asserisce “Non ho un carattere definito, forse per questo faccio l’attore”. Uno strano modo di studiare, impara la sua parte guardando gli altri recitare. Non c’è un personaggio a cui è più legato, tutti a modo loro regalano a Nicola qualcosa di bello, di particolare. L’interpretazione di Felice Sosciammocca, emblema assoluto della realtà napoletana, lo ha entusiasmato, in particolare nel monologo iniziale, presentato con affetto ed amicizia anche durante l’intervista al nostro giornale. “Si trattava di una farsa, genere che non possedevo in repertorio”. Eppure c’è qualcosa nella sua arte che lo distingue dagli altri, la capacità di improvvisare. Non attende in scena il suo turno per recitare e non ascolta in silenzio gli attori ma cerca di prendere parte alla scena, pur non essendo, in quel momento protagonista. “Specialista nei controscena” direbbe un collega teatrale con più anni di esperienza alle spalle. Tra gli spettacoli recenti “Donna Chiarina, pronto soccorso” interpretato con la compagnia “La caeva” il 12 agosto a Campobasso e in preparazione “Mia famiglia” di De Filippo con la compagnia “ Gli ignoti di Napoli” per la regia di Marino Pennarelli, in scena probabilmente a marzo. Nonostante i successi di critica, Nicola ha un sogno nel cassetto: poter interpretare, un giorno, un personaggio diretto da Gigi Proietti. Adora il centro dell’attenzione, il palcoscenico ma si scoraggia ancora oggi quando alle prime prove ha difficoltà ad entrare nella parte. I registi gli ripetono che questo appartiene alla normalità ma lui pare non volersene convincere, sarà, forse, anche questo un modo di recitare, per farsi notare e magari anche applaudire? Chi può dirlo! Certo è che il buon Camilleri ricorda: “l’attore è colui che in un funerale vorrebbe fare il morto”.

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