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28 settembre 2005

Una folla commossa in ricordo del Prof. Imbucci

Una folla commossa di studenti e colleghi ha partecipato ieri mattina alla messa che si è tenuta nell’aula 1 di Giurisprudenza per ricordare, ad un meUna folla commossa di studenti e colleghi ha partecipato ieri mattina alla messa che si è tenuta nell’aula 1 di Giurisprudenza per ricordare, ad un mese dalla scomparsa, il professor Giuseppe Imbucci, insigne storico e docente dell’ateneo salernitano.
Imbucci, napoletano, ha insegnato Storia del Mezzogiorno e Storia economica alla Facoltà di Magistero. E’ stato docente di Storia della questione meridionale presso l’Università Internazionale di Studi Sociali (LUISS) di Roma ed ha insegnato Storia Contemporanea presso la Facoltà di Lettere e Filosofia (Corso di laurea in Scienze della Comunicazione) e presso la Facoltà di Scienze della Formazione. È stato condirettore della rivista “Nord e Sud”.
Ha offerto, nella sua multiforme e pluridecennale attività di ricerca, una fisionomia poliedrica: ricercatore attento ai grandi eventi ha saputo individuare itinerari inconsueti di studio con cui, sulle tracce della scuola di Gabriele De Rosa, a sua volta innestata sulla rivoluzionaria lezione storica francese, ha superato la tradizionale storiografia celebrativa per approdare ad un modello che leggesse gli avvenimenti attraverso più filoni interpretativi. Il ricorso alla pluridisciplinarità è stato per lui il metodo per giungere alla conoscenza piena ed integrata di ogni fenomeno, avendo come punto di partenza e punto di arrivo l’uomo con il suo “essere nella storia”.

I lineamenti della sua lezione sono rintracciabili anche nella didattica. L’attenzione per lo studente, l’essere travolgente con i collaboratori nella ricerca, la passione con cui era solito tenere le lezioni ne hanno fatto un docente amato e un punto di riferimento per la comunità scientifica. Degli allievi amava sondare non soltanto il grado di preparazione ma anche l’animo e le passioni. Disponibile e pronto a mettersi in discussione amava ricordare che di ciascuno studente bisognava riconoscere il diritto ad esprimere il proprio punto di vista, soprattutto se dissonante e ponderato, perché sempre volto alla ricerca di una verità.

Studioso rigoroso nel metodo, amava intensamente la ricerca e nutriva una curiosità spasmodica per il sapere. Coinvolgente e collaborativo, sapeva essere maestro senza mai imporsi, ricevendo stima e riconoscimento esclusivamente per la sua statura morale ed accademica.

Con il volume Per una Storia della povertà a Napoli in età contemporanea ha vinto il premio Cosenza (sezione Saggi) ed il premio Giustino Fortunato. Del 1993 è la ricerca “Itaca. Il problema del rientro migratorio in Campania”. Con il volume “Il gioco. Lotto, Totocalcio e Lotterie. Storia dei comportamenti sociali” ha vinto il premio Selezione Amantea. Con la Marsilio aveva dato vita alla collana “La dea bendata”, nella quale erano stati raccolti gli esiti di due fondamentali convegni internazionali sul gioco pubblico in Italia del 1998 e del 2001. I volumi “Il gioco pubblico in Italia” e “Mercato ed etica del gioco pubblico”, rappresentano due momenti editoriali importanti che raccolgono i contributi di studiosi ed operatori, finalizzati ad una più oculata gestione del settore sempre rivolta alla salvaguardia dei soggetti più indifesi. Ha fondato l’Osservatorio Internazionale sul gioco che ha promosso ricerche e stimolato riflessioni tra studiosi e gestori del gioco pubblico (Lottomatica, Sisal, Twin, Fit). Gli ultimi interessi di ricerca erano orientati allo studio del gioco patologico, per il quale era già in programma un importante convegno per il 2006.

Il professore Giuseppe Imbucci aveva continuato a dedicarsi alla ricerca nonostante i suoi occhi fossero arretrati nelle “nebbie della visione” a causa della retinite pigmentosa. La malattia gli aveva spento la luce del mondo ma non lo aveva piegato. Con straordinario piglio aveva reagito a quella condizione avvalendosi di lettori e facendosi promotore di iniziative volte alla ricerca, sempre nella speranza di aiutare chi viveva nella sua stessa condizione. Fondatore della ORAO (Organizzazione Retinopatici ed Amici degli Occhi) si era dedicato al reperimento di fondi che avevano consentito una straordinaria conquista: la scoperta di uno dei geni responsabili della retinite pigmentosa.

Dal 2001 dirigeva il Dipartimento di Scienze Storiche e Sociali dell’Università di Salerno e dal 2003 era presidente dell’Osservatorio provinciale per gli italiani nel mondo.

Danilo Cunsolo

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