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27 ottobre 2005

E’ morta la rammendatrice che cambiò l’America: Rosa Parks

25 ottobre. Si è spenta, a 92 anni, nella sua casa di Detroit, per cause naturali, Rosa Parks, una delle eroine della lotta nera, non violenta, contro25 ottobre. Si è spenta, a 92 anni, nella sua casa di Detroit, per cause naturali, Rosa Parks, una delle eroine della lotta nera, non violenta, contro l’apartheid. E’ morta nel sonno, con quella stessa tranquillità che mise nelle sue parole il 1 dicembre del 1955, quando esclamò “No sono stanca(…)” a quell’uomo che pieno della sua superiorità “bianca”, caratteristica dei più all’epoca, le imponeva di cedergli il posto sull’autobus.
La sua storia inizia cinquant’anni fa. Siamo a Montgomery, in Alabama e nello stato, a quei tempi, vigono le leggi sulla segregazione razziale. Rosa ha 42 anni e lavora come rammendatrice in un grande magazzino del posto. Ma è nera e il colore della sua pelle rappresenta il limite dei suoi diritti. Come ogni giorno, la stessa, finito il suo lavoro, si dirige al centro della città, dove sale sull’autobus che la condurrà a casa. Ma quel giorno, Rosa a casa non ci arriverà. Dopo tre fermate, sale un uomo bianco e, come richiesto dalle leggi allora vigenti, lei avrebbe dovuto alzarsi per cedergli il posto. “No, sono stanca di essere trattata come una cittadina di seconda classe” disse al conducente James Blake, che visto il rifiuto suo e di altri passeggeri di colore di alzarsi, chiamò la polizia. Agli agenti venuti ad arrestarla, la Parks oppose queste parole “Non penso di doverlo fare. Ho pagato il biglietto come chiunque altro”. Il suo rifiuto segna una svolta epocale in ciò che fino a quel momento era sembrato normale. Quattro giorni dopo l’episodio, la donna fu condannata ad una multa di dieci dollari più altri quattro per le spese processuali, per violazione delle norme sulla separazione raziale. Cominciò così, la prima grande mobilitazione di massa che sarebbe stata il preludio e la scintilla del movimento per i diritti civili che avrebbe infiammato tutta l’America. La lotta dei neri di Montgomery durò più di un anno: 381 giorni durante i quali la popolazione di colore boicottò sistematicamente i mezzi pubblici. Fu definita da molti “una lotta di compattezza gandhiana”. I ribelli erano guidati da un giovane reverendo fino ad allora sconosciuto, Martin Luther King jr, destinato poi a divenire il volto della rivolta nera non-violenta. Dopo i 381 giorni, la sfida legale sfociò in una sentenza della Corte Suprema che impose, a Montgomery, l’abolizione delle discriminazioni sugli autobus e pose fine alle leggi di segregazione nei servizi pubblici in tutto il sud.
Rosa Parks e suo marito Raymond (morto nel 1977) furono, tuttavia, costretti a trasferirsi a Detroit, nel Michigan. A Montgovery nessuno era più disposto a dare lavoro alla “negra” che aveva osato alzare la testa. Bande di ragazzi la insultavano e persino quelle che erano le signore “perbene” sputavano per terra vedendola passare. Rosa per cinquant’anni è stata considerata e continuerà ad essere la madre dei diritti civili. Divenne segretaria di John Conyers, un deputato democratico e presenza d’obbligo in tutte le celebrazioni delle conquiste nere. Detroit l’aveva adottata e già in vita le aveva dedicato una strada e una scuola media. Lei aveva espresso la sua riconoscenza con la fondazione del Rosa and Raymond Parks Institute for Self Development, dove i giovani della città impararono a divenire leader e a difendere i diritti civili e dell’uomo.
“Si è addormentata e non si è più svegliata” è questo quello che ha detto il suo avvocato, Shirley Kaigler. Da Bill Clinton al reverendo Jesse Jackson, dal senatore Edward Kennedy all’attuale sindaco di Montgomery, in molti martedì le hanno reso omaggio. Gorge Bush ha sottolineato che Rosa “avrà sempre un ruolo importante nella storia americana”. Una storia fatta di infamie; una storia che in tante zone come l’Alabama, il Mississippi, la Georgia è ancora “presente”; un presente fatto ancora di bandiere schiaviste.
Elvira Marra

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