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12 ottobre 2005

Fermiamo “Il Ministro della Distruzione”

La protesta nelle università, esplosa ormai da tre giorni, continua. Docenti, ricercatori, studenti e anche i rettori si astengono dal lavoro per protLa protesta nelle università, esplosa ormai da tre giorni, continua. Docenti, ricercatori, studenti e anche i rettori si astengono dal lavoro per protestare contro il disegno di legge, fortemente voluto dal ministro dell’Istruzione Letizia Moratti, definita su alcuni striscioni il “Ministro della Distruzione”. Il suddetto disegno di legge andrà a riordinare lo stato giuridico dell’università e si attende tra pochi giorni, il voto della Camera. L’intero paese da Milano a Palermo sta facendo sentire la propria voce, il proprio NO ad una riforma definita da Piero Tosi Presidente della CRUI: “confuso e frettoloso, che non risolve i problemi del personale universitario, e che soprattutto non offre ai giovani reali prospettive di adire a ruoli stabili e di essere valutati in modo continuativo per il loro effettivo valore”. Sono stati decisi blocchi della didattica, lezioni svolte all’aperto, ed Atenei aperti al pubblico.
E’ da sottolineare la decisione della Sapienza di Roma e dell’Università di Pisa di bloccare la didattica ad oltranza, gli atenei sono realmente fermi.
Domani una delegazione della CRUI sarà ricevuta alla Camera per esprimere il proprio dissenso.
Ecco i punti su cui batte la protesta: il primo punto riguarda la prospettiva dei contratti a termine per i 25mila ricercatori di ruolo e per i professori associati. Ancora: la nascita di una nuova figura professionale, il “prof a sovvenzione”, pagato da un’azienda e assunto a tempo determinato dall’ateneo. Infine, molto probabilmente svanirà la figura del professore aggregato (il titolo verrebbe concesso come sanatoria a ricercatori e personale tecnico, senza inquadramento contrattuale e, soprattutto, senza un euro in più).
Le riforme dovrebbero toccare anche il concorso nazionale per l’assegnazione di nuove cattedre (che sarà comunque più controllato, per evitare favoritismi).
Si spera in un effetto immediato della protesta, che intanto andrà avanti fino a venerdì 15 ottobre, eccetto nuove direttive.

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