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14 ottobre 2005

Immagine, memori, pensiero

Convegno in collaborazione con la Facoltà di Filosofia Università Vita-Salute San Raffaele
L’immagine meccanica (e oggi digitale) sembra contenerConvegno in collaborazione con la Facoltà di Filosofia Università Vita-Salute San Raffaele
L’immagine meccanica (e oggi digitale) sembra contenere l’intera carica emozionale di cui la nostra società è capace. L’agenda degli eventi, anche recente (tsunami, il caso delle torture in Iraq, il terrorismo internazionale) viene formata attraverso il supporto delle immagini, e attraverso di esse esprime tutta la propria capacità di pressione. Eventi drammatici, di enorme densità storica, come la guerra civile nel Sudan o la diffusione dell’AIDS in Africa, restano esclusi da questa agenda per l’assenza di documentazione e quindi di impatto iconografico. E non è un caso che negli ultimi anni, dopo la diffusione della stampa “full color” dei quotidiani, si sia diffusa in tutto il mondo una formula grafica che prevede, appena sotto il titolo di apertura, l’impiego di una grande fotografia a colori. Il titolo detta l’agenda giornalistica della giornata. La fotografia condiziona e determina l’agenda emotiva. Questa svolta pone una serie di problemi. È una sindrome legata alla “fine della storia”, alla difficoltà (o impossibilità) del pensiero razionale espresso attraverso la parola di affrontare il presente? È un deterioramento nei meccanismi narrativi reso necessario dalla massificazione dell’informazione, una reazione alla domanda di audience crescente? È il semplice ingresso della sensibilità postmoderna, con l’indicazione che solo strade indirette, metaforiche, allusive, sono ancora capaci di portarci al cuore dei problemi? O non è piuttosto un’applicazione della profezia di Vilèm Flusser (Per una filosofia della fotografia, Agorà, Torino 1987), quella secondo la quale iconografia pre-storica e mondo del mito e della magia condividono i medesimi meccanismi (circolarità della narrazione, sua ripetibilità, significanza di ogni elemento solo in rapporto con gli altri) che porta alla ricerca di un riscatto alla crisi della narrazione attraverso la reintroduzione di elementi legati al mito e alla magia? Sono domande alle quale la storiografia della fotografia (e forse la storiografia in assoluto) non riesce a dare risposte, anche per la difficoltà del pensiero moderno a riflettere su fotografia, cinema e televisione in maniera critica. Le risposte possono venire solamente attraverso un lavoro multidisciplinare, che prenda in esame tecniche e tendenze della comunicazione ma anche storia del pensiero, iconologia, studi sulla percezione. L’Occidente in questo momento sembra permeabile solo a ciò che ha visto (o ciò che gli è stato fatto vedere, come per primo aveva intuito Walter Benjamin) proprio nel momento in cui sembrava essersi liberato dall’enorme pressione propagandistica dei mezzi di comunicazione di massa che nel primo mezzo secolo del Novecento ha tragicamente condizionato la storia. C’è voluto mezzo secolo perché i cittadini imparassero a filtrare i messaggi di cinema, radio, giornali illustrati, più tardi della televisione. E alla conclusione di questo ciclo, la capacità di condizionare emotivamente l’agenda di ciascuno attraverso le immagini sembra riportare indietro l’orologio. Ma non è così, perché le strade della comunicazione sono oggi molto più complesse e incontrollabili, e la capillarità della produzione iconografica (ogni proprietario di telefono cellulare può oggi produrre e diffondere le proprie immagini) e la velocità di diffusione mondiale, ad esempio attraverso Internet, disegnano un mondo che nessun “grande fratello” può sperare di controllare. C’è dunque un bisogno ancestrale di impatto emotivo nel lettore-consumatore? Ed è anche questo un segno della crisi? Forse l’unica risposta possibile è quella proposta da Aby Warburg, che concluse la sua ricerca sul ritorno degli antichi dei con l’album fotografico, Mnemosyne, come se si restasse senza parole (Kurt W. Forster e Katia Mazzucco, Introduzione ad Aby Warburg e all’Atlante della Memoria, Bruno Mondatori, Milano 2002). Qual è il tassello mancante (o dimenticato) della nostra memoria che cerchiamo di riparare interrogando le immagini? Forse è questa la domanda di fondo del convegno.
MODERATORE
Roberto Mordacci, Professore associato di Filosofia Morale, Facoltà di Filosofia, Università Vita-Salute San Raffaele, Milano
RELATORI
Fabio Amodeo, giornalista e scrittore, Trieste
“Il deposito delle emozioni”
Mario Cresci, fotografo e docente di Teoria e Metodo della Fotografia, Accademia di Brera, Milano
“Mettere al mondo il mondo”(A. Boetti)
Massimo Donà, Professore ordinario di Filosofia Teoretica, Facoltà di Filosofia, Università Vita-Salute San Raffaele, Milano
“Fotogrammi di verità”
Andrea Tagliapietra, Professore di Storia della Filosofia Moderna e Contemporanea, Facoltà di Filosofia, Università Vita-Salute San Raffaele, Milano
“La verità dell’immagine”
Franco Vaccari, artista multimediale e docente di Percezione e Comunicazione Visiva, Politecnico do Milano, sede di Piacenza
“Una nuova sindrome: la bulimia visiva

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