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10 ottobre 2005

Leggende Universitarie

Parliamo di università in tutte le salse: vecchio ordinamento, guida all’orientamento, 3+2, riforme riformine e riformette…cercando di fornire un servParliamo di università in tutte le salse: vecchio ordinamento, guida all’orientamento, 3+2, riforme riformine e riformette…cercando di fornire un servizio all’utenza, studentesca e non, e lanciare un’ancora a chi in grado di afferrarla. Ma quante volte ci siamo trovati a passare nei corridoi degli atenei, a studiare in un’aula in Facoltà o semplicemente a passeggiare in centro e a non poter fare a meno di tendere l’orecchio per carpire frasi a metà, mezze frasi…mezze verità…verità apparenti…bufale colossali? Le leggende metropolitane hanno fornito ampio materiale al “delirio tremens” di molteplici bocche in tutti i tempi e in tutti i luoghi. Oggi siamo sovresposti da ogni lato all’informazione o, come direbbe qualche apocalittico avversatore della mondializzazione della comunicazione, alla dis-informazione. Tante se ne sentono e tante se ne dicono, o semplicemente si partecipa alla catena irrefrenabile della loro diffusione. Di bocca in bocca ogni giorno passano notizie, fatti, pettegolezzi che progressivamente perdono la loro originaria veridicità o verosimiglianza acquistando sempre più elementi e connotazioni fantasiose, per non dire fantastiche, raggiungendo talvolta le dimensioni del mito. Dando un’occhiata in giro ci si può imbattere in centinaia di storie (perché questa è l’unica denominazione di cui le riteniamo passibili) che narrano di professori, studenti, assistenti come attori impegnati a recitare improbabili copioni di saghe fantastico-universitarie.
Ve ne proponiamo una breve raccolta da vari Atenei e Facoltà:
• Esame di letteratura latina. Si presenta al vecchio professore una tipa ossigenata, in minigonna e scollatura vertiginosa, con trucco più che pesante e con in bocca una sigaretta accesa. Il prof. la guarda impassibile, quindi chiede: “Signorina, mi dica, che cosa disse Enea lasciando la sua città in fiamme?”. E la tipa, languidamente: “Mah non saprei…”. E il prof., porgendole il libretto: “Addio, Troia fumante!”.
• Esame di chimica all’Università di Firenze: Professore: “Il carbonato di calcio è solubile in acqua?” Studente (con sicurezza): “Sì”. Professore: “Allora torni quando il Ponte Vecchio si sarà sciolto”.
• (Torino) Il docente consegna allo studente una lampadina e gli domanda: “Quanto consuma?” Lo studente legge le scritte sulla lampadina e dice “60 Watt.” Il docente allora gli dice: “No, in mano sua non consuma proprio un bel niente. Ritorni la prossima volta.”
• Riferita come raccontata da due persone che all’epoca dei fatti (primi anni ’90, erano assistenti di un docente alla facoltà di Biologia a Milano). Si racconta di un professore con l’abitudine di usare un intercalare piuttosto volgare durante le lezioni. Un giorno le ragazze che seguivano il suo corso, esasperate, si misero d’accordo per uscire in blocco dall’aula alla prima parolaccia che il professore avesse pronunciato; i ragazzi, però, vennero a conoscenza della cosa e riferirono tutto al professore. Così il professore il giorno dopo entrò in aula dicendo: “Ho visto fuori dalla porta un elefante con un …. lungo così!”. Immediatamente, come d’accordo, le ragazze si alzarono e fecero per andare verso la porta, ma lui le bloccò dicendo: “Non correte, è già andato via…”
• (Modena, facoltà di Ingegneria) Esame di Fisica: Professore: “Mi parli della Legge di Gravitazione Universale” Lo studente comincia a riempire la lavagna di formule, quando ad un tratto il professore raccoglie i libri e il libretto dello studente e li getta dalla finestra, commentando: “Bene, secondo quello che ha scritto, adesso dovrebbero tornare su da soli!”

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