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21 novembre 2005

A Roma l’assise delle popolazioni indigene dell’America Latina

Adolfo Pérez Esquivel, Premio Nobel per la Pace 1980, che proprio quest’anno festeggia i venticinque anni del conferimento di questo prestigioso riconAdolfo Pérez Esquivel, Premio Nobel per la Pace 1980, che proprio quest’anno festeggia i venticinque anni del conferimento di questo prestigioso riconoscimento alla sua persona, e quattro leader indiscussi delle battaglie delle popolazioni indigene che stanno cambiando la realtà dell’America Latina, si riuniranno mercoledì 23 novembre a Roma per iniziativa dell’Assessorato all’ambiente e alla cooperazione tra i popoli della Regione Lazio, della rivista Latinoamerica e tutti i sud del mondo e della onlus A Sud.
Nella sala congressi dell’Università La Sapienza (Via Salaria 113), con la collaborazione della Facoltà di Scienze della Comunicazione, in due sessioni, una dalle 10.00 alle 13.00 e l’altra dalle 15.00 alle 18.00, questi nuovi protagonisti della resistenza e del nuovo vento di riscatto che soffia nel continente a sud degli Stati Uniti, racconteranno le lotte dei loro popoli in Bolivia, Ecuador, Perù, Colombia, Messico e Brasile, che hanno imposto una nuova agenda politica ai rispettivi governi e l’esigenza di risarcire diritti che sono negati da 500 anni.
L’iniziativa è tanto più d’attualità se si considera lo stato d’allerta in atto in questo momento in Ecuador, dopo che il presidente Alfredo Palacio, subentrato a Lucio Gutierrez, costretto alla fuga proprio dalla fermezza dei movimenti degli indigeni quechua del suo paese, sta per raggiungere Washington per incontrare il presidente nordamericano Bush. Il governo di Washington spinge per l’ingresso dell’Ecuador nell’ALCA, il trattato di libero commercio, che quasi tutti i paesi latinoamericani stanno invece rifiutando, ritenendolo l’ espressione più estrema di un nuovo colonialismo.
Per questo Luis Macas, presidente della CONAIE (Confederazione Nazionalità Indigene dell’Ecuador), non confermerà fino all’ultimo la sua presenza, mentre saranno sicuramente a Roma Blanca Chancoso, leader nel movimento donne indigene ecuadoriane, Oscar Olivera, rappresentante della Coordinadora del agua y la vida e dei movimenti sociali boliviani, Eugenio Rojas, sindaco di Achacachi, municipio indigeno aymara in Bolivia, e Luis Evelis, presidente della ONIC (Organizzazione delle Nazionalità indigene della Colombia). Con loro, presentati da Gianni Minà, ci saranno anche Carlos Montemayor, prestigioso scrittore messicano studioso del movimento zapatista, e come detto Adolfo Pérez Esquivel, che ultimamente si è impegnato nelle lotte per il riconoscimento dei diritti delle popolazioni mapuche dell’Argentina e del Cile.
Introdurranno Angelo Bonelli, Assessore all’ambiente della Regione Lazio, da tempo impegnato nelle battaglie che riguardano la tutela delle risorse ambientali e i diritti negati delle popolazioni autoctone e Giuseppe De Marzo, portavoce dell’associazione A Sud.
Alla vigilia del Summit dei Nobel per la Pace in programma dal 24 al 26 novembre, per iniziativa della Fondazione Gorbacev, Roma sarà dunque al centro di un ulteriore dibattito che segnala un presente inquieto e preannuncia un futuro prossimo piuttosto denso di complicazioni se il mondo occidentale e i suoi media continueranno superficialmente a ignorare le istanze di milioni di esseri umani, rappresentanti di una umanità battuta ma non vinta, 500 anni fa, dai conquistatori.

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