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18 novembre 2005

Addio, Ludovico…

Aveva diciotto anni e un solo sogno nel cassetto, diventare un grande calciatore.
Aveva solo diciotto anni e un futuro davanti ad attenderlo, un Aveva diciotto anni e un solo sogno nel cassetto, diventare un grande calciatore.
Aveva solo diciotto anni e un futuro davanti ad attenderlo, un futuro che mai più vedrà. Ci ha lasciato così, la scorsa notte, in una piovosa sera di novembre Ludovico Lamberti di Albanella. Stava percorrendo la statale 18, per rientrare a casa, alle ore 21,00 circa, quando la sua macchina è finita fuori strada. I carabinieri di Battipaglia stanno indagando sulla dinamica dell’incidente le cui cause sono ancora incerte ma riconducibili alla pioggia e ad un azzardato sorpasso del ragazzo, che aveva da poco preso la patente.
Oggi alle ore 14,30 si sono svolti i funerali. A dare l’ultimo saluto a Ludovico c’erano tutti dai suoi concittadini ai compagni di squadra. Distrutti dal dolore la mamma Anna e il padre Vincenzo. Si tenevano strette le sorelle Marzia e Maria Concetta più grandi di lui, e con loro Diego il fratellino quattordicenne, uno dei suoi più sfegatati tifosi. Grande commozione di fronte alle lacrime della fidanzatina di Ludovico, un sogno d’amore giovane il loro, un amore che rimarrà nel suo cuore. E poi i compagni di scuola e al completo le compagini della Battipagliese (ex squadra del ragazzo) e dell’ U.S. Agropoli (in cui il ragazzo giocava nel ruolo di attaccante). Presenti anche i tifosi e i loro striscioni della domenica, vestiti a lutto che gridavano: “Per sempre con noi”.
“Ludovico era un ragazzo educato, disponibile con tutti e sempre sorridente. Viveva per il pallone (il suo amico sincero diceva), non credevamo di poterlo perdere ma ora sapere che non lo rivedremo è un incubo – così ha detto sua cugina e a continuato dicendo – alla notizia della sua morte non potevamo crederci, è stato un duro colpo. Gli amici hanno aspettato l’arrivo dell’ambulanza che portava il corpo di Ludovico a casa e quando la stessa ha parcheggiato davanti casa dei miei zii, gli amici lo hanno preso in braccio e lo hanno portato nel suo letto e sono rimasti con lui tutta la notte. E lo abbiamo fatto tutti, lui se lo meritava”.
Il suo ricordo rimarrà in noi e chissà, magari chiudendo gli occhi lo rivedremo correre sul campo di pallone e combattere per la sua squadra.
Aveva solo diciotto anni.

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