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21 novembre 2005

Appelli alternati? Soltanto uno stress aggiuntivo per gli studenti!

All’Università “Parthenope” di Napoli vige una regola alquanto singolare, che sembra sia adottata solo da questa università in tutta Italia. Dall’an
All’Università “Parthenope” di Napoli vige una regola alquanto singolare, che sembra sia adottata solo da questa università in tutta Italia. Dall’anno accademico 2002/2003 colui che viene bocciato ad un esame, oppure non si presenta alla prova senza disdire con un minimo di cinque giorni d’anticipo la prenotazione, non può sostenere l’esame nella sessione successiva e siccome le sessioni d’esame sono più o meno fissate ogni due mesi, uno studente che non passa un esame o che il giorno prima si è sentito male, dovrà aspettare in media quattro mesi per riprovare a sostenere la prova.
Questa regola ha suscitato sin dalla sua nascita veementi proteste da parte degli studenti, proteste mai prese in considerazione dagli organi accademici, che con un’ampia maggioranza hanno votato questa norma e non intendono cambiarla, in quanto secondo loro presenta dei vantaggi per l’università e per gli studenti stessi.
Questa regola denominata degli “appelli alternati” è stata introdotta con una precisa finalità dal Senato Accademico della “Parthenope”: evitare che si presentino agli esami una massa di studenti che venga solamente a provare l’esame, e far sì che venga a sostenere la prova solo colui che è “sicuro” di passarla e quindi convinto di essere abbastanza preparato. Inoltre, secondo i responsabili dell’università, questa regola fa sì che un ragazzo bocciato, non potendo presentarsi all’appello successivo, sia costretto a dedicare più tempo alla preparazione dell’esame, aumentando le sue probabilità di successo.
Secondo gli studenti dell’Università di via Acton, invece, questa regola li penalizza tantissimo per due principali motivi: in primis allunga i tempi di conseguimento della laurea, perchè uno studente deve stare fermo ai “box” più del dovuto, anche se nel frattempo si è preparato nuovamente per sostenere l’esame. In seconda battuta l’appello alternato infonde una sorta di terrore psicologico negli studenti, in quanto sono costretti ad andare a sostenere la già di per sé impegnativa prova d’esame, col pensiero che se anche una minima cosa va storta (hai un malessere prima dell’esame, il professore non è di buon umore, ti chiedono l’unico argomento che non avevi ripetuto bene e via dicendo…) sarai costretto ad aspettare quattro mesi per sostenere la prova, anche se, magari, saresti pronto a rifarlo solo dopo qualche giorno.
Questa regola quindi va cancellata o quanto meno modificata secondo gli studenti della Parthenope, che sono decisi a continuare le proprie proteste e a raccogliere il maggior numero possibile di firme tra tutti coloro che sono contro gli appelli alternati.
L’abolizione o la modifica di questo punto del regolamento didattico è chiesta per vari motivi: innanzitutto bisogna considerare i laureandi a cui manca un unico esame, che a causa di una banale influenza ad esempio, dovrebbero rimandare di quattro mesi la laurea e quindi l’ingresso nel mondo del lavoro. Inoltre, come tutti coloro che sono o sono stati studenti sanno benissimo, aver studiato abbastanza non vuol dire automaticamente avere la certezza di passare un esame, in quanto il risultato di un esame è la somma di tante componenti diverse tra loro, lo studio a casa è una di queste, ma non solo: può capitare di essere interrogati su argomenti che meglio si è compreso o ai quali si è risultati più interessati, oppure di avere la sfortuna di essere interrogati su quel capitolo che proprio non è andato giù, può capitare di avere un impatto emotivo difficile all’esame, ad esempio perché proprio il ragazzo interrogato prima di te è stato bocciato, cosa che può far ulteriormente agitare, può capitare di avere un qualsiasi malessere fisico o un disagio familiare che pregiudichi il tuo rendimento in quel frangente e tante altre componenti più o meno importanti, ma che contribuiscono alla valutazione finale che ti assegna colui che ti esamina. Insomma ci sono tanti motivi per cui un ragazzo può essere bocciato ad un esame, ma questo non significa che non possa essere in grado di superarlo nella sessione successiva e che debba per forza riprendere i libri per quattro mesi prima di riprovarci.
Infine è un sacrosanto diritto degli studenti, con tutte le tasse che pagano e i non eccellenti servizi che a volte ricevono, poter provare tutte le volte che vogliono un determinato esame e non andare alla seduta con la paura aggiuntiva di dover ritardare il proprio percorso di studio. Sarebbe auspicabile, dunque, che i professori accettassero di esaminare tutti gli studenti che vogliano esserlo e che l’università non scremasse preventivamente la lista di coloro che si presentano ad un esame per futili motivi didattici e forse per alleggerire il carico di lavoro dei professori nel giorno dell’esame.

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