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22 novembre 2005

Benzina… parliamone

Se non tutti forse sanno che per il 70% il costo di un litro di benzina è costituito da accise ed imposte, sono molti di più i consumatoSe non tutti forse sanno che per il 70% il costo di un litro di benzina è costituito da accise ed imposte, sono molti di più i consumatori informati dei continui e costanti rincari del suo prezzo.
Nel corso dell’ultimo anno la vertiginosa salita del prezzo del greggio ha attestato il costo di un litro di carburante sul livello attuale, raggiunto ormai in quasi tutti i distributori italiani, di ben oltre 1,30 euro. Ma il dato di oggi teme di essere smentito domani o al massimo dopodomani, tanto è folle la rincorsa all’aumento.
Basti pensare che la benzina costa attualmente oltre il 10% in più di un anno fa, mentre sul fronte del gasolio si sfiora addirittura il 20%. Per un auto di medio-alta cilindrata il pieno costa dunque circa 7.00 euro in più nel caso di una vettura a benzina e 10.00 euro in più nel caso di un’auto diesel.
Le cause di questo andamento sono estremamente varie. E’ vero sicuramente che le quotazioni del greggio continuano a lievitare e ciò per effetto di una serie di fattori, tra i quali è giusto enumerare la crescente domanda da parte delle economie emergenti e l’incertezza sulla possibilità di approvvigionamenti mediorientali legata al verificarsi di eventi straordinari, naturali o meno, nel mondo. Si pensi a quali possono essere le conseguenze, per esempio, di un uragano che attraversa intere regioni degli Stati Uniti e distrugge numerose raffinerie provocando così in un attimo il blocco della produzione nel Golfo del Messico.
Ma il costo industriale della benzina costituisce in realtà solo una parte marginale, ovvero il 17%, del suo prezzo finale di vendita al quale concorrono per il 13% i costi operativi (margini dei distributori, trasporto, manutenzioni) e nella misura di più del doppio la componente fiscale.
Tasse ed accise formano infatti la voce più rilevante e soprattutto sconcertante: è la natura di tali accise a sorprendere maggiormente poiché si tratta di veri e propri reperti archeologici, tributi determinati in riferimento a cause ormai cessate da un bel pezzo, finanche da oltre 50 anni in alcuni casi. Insomma un’esazione che definire vergognosa è poco.
Nel merito, le accise assommano ad un totale delle vecchie 486 lire, pari a 0,25 euro per ogni litro di benzina. Come risulta dal sito del Governo, esse sono costituite da:

– 1,90 lire per la guerra di Abissinia del 1935;
– 14 lire per la crisi di Suez del 1956;
– 10 lire per il disastro del Vajont del 1963;
– 10 lire per l’alluvione di Firenze del 1966;
– 10 lire per il terremoto del Belice del 1968;
– 99 lire per il terremoto del Friuli del 1976;
– 75 lire per il terremoto dell’Irpinia del 1980;
– 205 lire per la missione in Libano del 1983;
– 22 lire per la missione in Bosnia del 1996;
– 0,020 euro per rinnovo contratto autoferrotranviari nel 2004.

Lo sconcerto aumenta ancora di più se si pensa che su queste voci, che sono effettivamente tasse, siamo obbligati a versare l’IVA, pagando in tal modo, al colmo dell’assurdità, una tassa sulla tassa.
Le brutte e assurde notizie non finiscono qui.
Nell’ambito del mercato italiano ulteriori maggiorazioni sono previste in alcune tipologie di distributori, a cominciare da quelli notturni assistiti dal gestore, dove l’incremento potrebbe arrivare a 0,015 euro al litro, così come nelle zone considerate “disagiate” per il rifornimento.
A guidare la classifica del caro-pieno italiano restano regioni come la Campania ed il Molise poichè già da qualche tempo hanno incrementato l’accisa per il mancato trasferimento di fondi dall’amministrazione centrale, portando la maggiorazione sul prezzo finale del carburante fino a 0,030 euro al litro.
Una cosa però è certa: quale che sia il prezzo della benzina, nella società delle frontiere aperte non possiamo rinunciare a spostarci. Questo non vuol dire, d’altro canto, restare a guardare ed accettare il pazzo andamento del mercato.
E mentre l’OPEC promette interventi a livello internazionale per fronteggiare la crisi dell’oro nero, gli automobilisti e non italiani chiedono a gran voce un taglio drastico delle accise che potrebbe riequilibrare le influenze nefaste delle quotazioni ballerine del petrolio.
Il Governo italiano sembrerebbe essere pronto ad intervenire in questo senso, stando alle dichiarazioni che i politici del momento sbandierano sotto l’ondata delle proteste delle associazioni dei consumatori. Il caro-benzina rischia infatti ormai di innescare un effetto negativo a catena tale da travolgere l’intera economia nazionale per il peso che la voce trasporti ha nella filiera dei prodotti al consumo.

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