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14 novembre 2005

Frontiere della fertilità; partorire a sessant’anni

E’ nata nel giorno dell’indipendenza americana, lo scorso 4 luglio, al new York University Hospital la bambina che rappresenta il futuro della procreaE’ nata nel giorno dell’indipendenza americana, lo scorso 4 luglio, al new York University Hospital la bambina che rappresenta il futuro della procreazione. La bambina infatti, è stata concepita con un ovulo che era stato precedentemente congelato. A differenza del congelamento di spermi e di embrioni, il congelamento degli ovuli ha da sempre rappresentato un problema per i ricercatori a causa della formazione di cristalli di ghiaccio al loro interno che ne comprometteva la funzionalità. La nuova tecnica sembra aver risolto il problema, da oggi quindi le donne possono conservare i loro ovuli non fecondati durante la giovinezza per poi decidere di concepire un bambino anche decenni più tardi, persino dopo i sessant’anni di età. La nuova prospettiva offre alle donne una libertà di concepimento inimmaginabile prima d’ora ma allo stesso tempo apre delle serie questioni etiche: considerando che la vita media di una donna si aggira sui 75 anni, concepire un figlio oltre i sessanta significherebbe mettere al mondo una generazione di adolescenti orfani della madre. Dall’altro lato la nuova tecnica apre delle nuove prospettive per le donne sopravvissute al cancro, congelando infatti i propri ovuli non fecondati prima del trattamento anticancro, le donne possono così aggirare tutti i rischi di danneggiamento delle ovaie dovuti alla chemioterapia.

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