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10 novembre 2005

La Censura incensurata?

L’autoritarismo è l’humus delle ideologie politiche italiane: la Destra sempre fascista, il Centro cattolico controriformista, la Sinistra comunista.L’autoritarismo è l’humus delle ideologie politiche italiane: la Destra sempre fascista, il Centro cattolico controriformista, la Sinistra comunista.
Perciò la Censura alla Satira è sempre stata unanime.
Non è un caso che la stagione più libera della Satira ha coinciso con il crollo del sistema partitico alla fine degli anni Ottanta.
Eppure il fenomeno della satira indipendente – che altri paesi, quali la Gran Bretagna e la Francia, conoscono già dal Settecento (basti pensare al saggio di Swift Una modesta proposta) – è da noi solo un esercizio stilistico per pochi “deietti”, subito poi messi al bando o coscritti!
Il primo a rompere la tradizione della Satira di regime fu Flaiano, cui sono seguiti adepti anarchici, vedi Gaber e Fo.
Ma tutti ignorati dalla ”intellighenzia”.

Tuttavia un veto è incontrovertibile: la Televisione di Stato è negata agli eretici buffoni!
Alla celebre frase di B.Grillo “ma se qui siete tutti socialisti, a chi rubate?” è seguito il depennamento ad aeternum dell’artista da tutti i palinsesti RAI.
Così ad uno ad uno, a seconda dei cambi di legislatura, son caduti i vari Fo, Rossi, Guzzanti, rimpiazzati dagli sberleffi indolore di Max&Tux, de Le Iene, della Gialappa’s.
Nell’ambito dell’italiota censura casereccia è ormai prassi bollare , e quindi zittire, i cantori di tale Arte con lo slogan “Non è Satira” .
Secondo questa logica servile, finalizzata ad ingraziarsi il Potente di turno: se è Informazione non è Censura, in quanto, d’altronde, la Censura è pura difesa della libertà.
La libertà di chi? – viene da chiedersi.
Infatti, questi nostri educatori, che vigilano diligentemente sulla crescita delle nostre menti, stabiliscono che la Satira NON DEVE contenere elementi di informazione,cancellando in tal guisa con un mero sostantivo ed un innocuo complemento di specificazione tutta la storia della cultura “di rottura” da Aristofane a Molière fino a giungere a Fo.
Se si afferma che la Politica non deve entrare in teatro si nega l’esempio di Democrazia per antonomasia, quello greco. Nella culla ateniese regnava il perfetto sodalizio tra Teatro, Politica e Democrazia.
Qualcun altro si giustifica sostenendo che non v’è satira dove non v’è riso.
La Satira deve far riflettere sulla realtà, mescolando sarcasmo e mimica. L’Ironia deve far ridere tout court.
Il tutto in ossequio all’art. 21 della nostra riformata e maltrattata Costituzione; perché un conto è difendere la libertà di espressione, l’altro è farlo davvero.

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