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30 novembre 2005

La giustizia penale internazionale: da Norimberga a Bagdad

Milano, 29 novembre- Fondazione Giacomo Feltrinelli. Sala di lettura. Ore 18:00. Entra il professor Antonio Cassese: giurista internazionale, ex presiMilano, 29 novembre- Fondazione Giacomo Feltrinelli. Sala di lettura. Ore 18:00. Entra il professor Antonio Cassese: giurista internazionale, ex presidente del tribunale dell’Aja per i crimini nell’ex Yugoslavia, attualmente presiede della commissione d’inchiesta ONU sul Darfur, ed è docente di Diritto internazionale a Firenze. L’argomento della conferenza è “La giustizia penale internazionale: da Norimberga a Bagdad”. Cassese inizia con lo spiegare l’importanza del processo di Norimberga. Per la prima volta venivano processati dei vertici militari, politici e civili, mentre fino a quel momento erano punibili solo i militari nemici di rango medio basso. Il problema era che questo tipo di reati non erano previsti dal diritto penale di allora, problema che si risolse con l’introduzione della nuova categoria dei “crimini contro l’umanità”. Il vizio di questo processo è il fatto che vennero condannati solo i reati nazisti e non altri, per esempio quelli sovietici.
Nel 1991 gli Stati Uniti istituiscono il Tribunale per l’ex Yugoslavia, per far fronte al problema irrisolto delle guerre militari nei Balcani.
I vantaggi di questo tipo di Tribunale, analogo a quello istituito per il Ruanda nel 1994, sono: la sua natura internazionale, i giudici infatti sono scelti solo in base alla loro esperienza e non hanno nessun legame con i gruppi in lotta; e l’obbligo di proteggere i diritti dell’accusato, si ottiene l’abolizione della pena capitale e la camera d’appello. I limiti di questo tipo di Tribunale sono: il fatto che non si processino i crimini avvenuti in tempo di pace; e che questi tribunali siano dipendenti da Stati sovrani per l’ottenimento di prove incriminatorie. Secondo Cassese, il Tribunale di Bagdad, questi limiti li ha entrambi.
Ma la caratteristica principale dei Tribunali internazionali è che essi hanno scosso e destato i giudici nazionali, che ora si esprimono con sentenza extraterriroriale a carattere universale. Cassese spiega meglio questa frase citando due capostipiti letterari: Beccaria sosteneva che quando viene commesso un crimine in uno stato, la competenza è solo del giudice nazionale di quello stato. Mentre Kant, nel 1795, afferma ne “La pace perpetua”, che “la violazione di un diritto internazionale in uno Stato, deve essere percepita in tutti gli Stati del mondo”, e qui troviamo la piena approvazione di Cassese, che termina la lezione dicendo (e precisando con modestia che la frase non è sua): i pirati erano considerati hostis umanis generis (nemici del genere umano), quest’affermazione deve essere allargata a chiunque commetta crimini contro l’umanità. Si scusa per aver chiacchierato troppo, il professor Cassese. Scroscio di applausi. “Grazie”.

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