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16 novembre 2005

La radio: una di noi!

Da un’indagine sul rapporto tra gli italiani e la radio, presentata oggi da Felice Lioy, presidente di Audiradio che ha commissionato la ricerca, e daDa un’indagine sul rapporto tra gli italiani e la radio, presentata oggi da Felice Lioy, presidente di Audiradio che ha commissionato la ricerca, e dal sociologo Enrico Finzi, presidente di Astra Ricerche, emerge che gli italiani amano appassionatamente la radio: la ascoltano in più dell’80% dei casi e lo fanno quando sono in casa (72%), guidano (63%), sono in viaggio (48%), lavorano (23%), fanno jogging o sport (13%), camminano (7%), vanno in bici (5%). I giovani lo fanno anche quando studiano (12%) o sono a scuola (2%). Cè pure un 16% che la sente dappertutto.
“La radio è un mezzo sempre più presente nella vita degli italiani – ha detto Finzi – viene ascoltata da oltre 37 milioni di persone al giorno”.
Sulla base dei risultati dell’indagine, realizzata attraverso 2005 interviste (a persone dai 15 anni in su, pari a 49,7 milioni di adulti), Audiradio ha deciso di dar vita ad una ampia campagna istituzionale a favore della radiofonia che, pur costituendo un fenomeno molto diffuso, è ancora lontano dall’espletare tutte le sue potenzialità, come invece è già avvenuto in molti paesi europei ed extraeuropei. A tal fine l’Audiradio si è preposta di fissare un termine di realizzazione di tale opera di miglioramento qualitativo radiofonico indicato per il 28 novembre 2005 data in cui, il presidente Lioy, da noi contattato, con il suo staff sceglierà la campagna migliore tra quelle proposte da tre agenzie che su commissione dello stesso presidente, stanno elaborando dei piani. “La campagna migliore – ha detto Lioy – apparirà sui periodici nazionali, sulle reti televisive, sui cartelloni pubblicitari, etc. con lo scopo di incentivare ancor di più lo sviluppo di questo “mezzo” che ha dimostrato di essere di ottima influenza sociale. Migliorerà la pubblicità, miglioreranno i dj e gli spazi culturali sia nelle radio pubbliche che in quelle private. Il nostro scopo è quello di avere una nuova radio che si distingui in primis per professionalit”.
Per i suoi ascoltatori, comunque, la radio è anzitutto un’amica che tiene compagnia (85%) e regala emozioni (per il 75% gioia, il 57% ricordi, il 54% fantasia), procurando allegria (78%), divertimento (72%), distrazione (63%), calma (59%), anti-depressione (52%). E’ il sottofondo preferito della vita quotidiana: il 77% degli ascoltatori la usa per tenersi informata e il 55% la impiega persino per pensare, comprendere, avere nuove idee.
In molti poi la preferiscono alla tv con il chiarimento che in essa cè meno violenza (54%), poca volgarità (54%), poche notizie iper-ansiogene e – per definizione – nessuna immagine tragica (40%). Inoltre la radio è sinonimo di libertà per tre ascoltatori su quattro: permette di fare altre cose contemporaneamente (77%), è poco invadente o aggressiva (53%), è articolata nell’offerta di moltissime emittenti (62%).
E ancora, la radio, suggerisce e lascia libera l’immaginazione (74%) a differenza della sua collega televisione, oltre ad essere insostituibile per alcuni milioni di lavoratori artigiani, camionisti, taxista, lavoratori notturni, persone con problemi di vista. Inoltre, anche se è molto più vecchia (sono passati ottanta anni dalla prima trasmissione radiofonica in Italia) della Tv, a sentire i suoi amatori “ e’ molto migliorata recentemente”. Anzi, per il 71% dei suoi ascoltatori e per due italiani su tre la radio è il mezzo che più si è rinnovato negli ultimi cinque anni, il vero leader d’innovazione. Dalla radio anche i più critici accettano addirittura la pubblicità (praticamente odiata dalla maggior parte dei telespettatori!) che piace al 77% degli ascoltatori (anche se il 33% la vorrebbe più selezionata). Per quattro motivi principali: emotività, creatività, poca invadenza, integrazione con la pubblicità sugli altri media. Certo, il 47% lamenta l’affollamento esagerato della pubblicità in alcune emittenti, il 36% la vorrebbe depurata da annunci stupidi o irritanti, il 25% la gradirebbe meno gridata. Ma nell’insieme la pubblicità radiofonica appare assai apprezzata: informa, seduce, diverte, serve, non schiavizza il cittadino ma gli dà spesso un pizzico di felicità o almeno di allegria.
Ci aspettiamo grandi cambiamenti allora e rinviamo i nostri giudizi alla data sopraindicata. Ringraziamo il presidente Felice Lioy per la sua disponibilità e per le sue chiarificazioni in merito all’argomento affrontato.

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