• Google+
  • Commenta
18 novembre 2005

Le regole dell’attrazione

Roger Avary dopo il debutto con “Killing Zoe” e la cosceneggiatura con Tarantino di “Pulp Fiction” si propone con “the rules of attaction” (le regole Roger Avary dopo il debutto con “Killing Zoe” e la cosceneggiatura con Tarantino di “Pulp Fiction” si propone con “the rules of attaction” (le regole dell’attrazione) tratto dall’omonimo romanzo dello scrittore Breat Easton Ellis. La pellicola rappresenta un viaggio (per niente inusuale nella filmografia statunitense)nel mondo dei giovani e smodati rampolli collegiali dell’america “bene”, tanto ricchi quanto lontani dall’essere felici. La storia gira intorno a diversi protagonisti: Sean pusher ufficiale del Camden college (James Van Der Beek), Lauren ragazza dolce e pura di valori (Shannyn Sossamon), Paul che cerca di convivere con la sua omosessualità (Ian Somerhalder) e Victor affascinante donnaiolo (Kip Ardue). Il punto in comune delle varie vicende e delle psicologie dei vari personaggi è la ricerca indefinita di qualcosa, di un ideale, di un sentimento, di calore umano, che gli permetta di dare un ragionevole motivo alla loro esistenza e gli permetta di essere felici. Il background è quello tipico delle omologate college stories: droga, birra e alcolici a fiumi, ragazze spregiudicate, feste e sesso facile. Ciò che è piuttosto inusuale e spiazzante per lo spettatore è il modo in cui i personaggi ci vengono pian piano mostrati e il modo nel quale le loro azioni (e le conseguenze inevitabili di queste sulle altrui vite) vengono raccontate. In realtà tra i protagonisti non c’è dialogo: ognuno di loro rimane intrappolato e schiacciato dai propri sentimenti e dalle proprie frustazioni incapace di trovare una via di fuga dalle proprie paure. Unico lato positivo del LM è la buona prova di regia di Avary che riesce a ghiacciarci tanta è la crudezza cinica del suo fare, e ad interessarci con trovate di montaggio e regia davvero interessanti( la storia del viaggio di Victor in Europa, i continui pausa|play del racconto che sembra un nastro stoppato e riavviato continuamente). Scadente è la sceneggiatura, troppo poco curata, e la recitazione per nulla incisiva del personaggio cardine James Van der Beek alias Sean, che ci lascia perplessi vestendo davvero male i panni dello spietato nichilista sciupafemmine. Ci auguriamo di vedere presto sul grande schermo un nuovo lavoro di Avary che mostra grandi potenzialità non a pieno valorrizzate in questo film che resta mediocre.

Google+
© Riproduzione Riservata

Copyright © 2004-2015 - Reg.Trib. Salerno n°1115 dal 23/09/2004 | CF: 95084570654 - P.IVA 01271180778

Magazine di informazione su Scuola, Università, Ricerca, Formazione, Lavoro
Attualità, Tendenza, Arts and Entertainment, Appunti, Web TV e Web Radio con foto, immagini e video.
Tutto quello che cercavi e devi sapere sui giovani e sulla loro vita.

Redazioni | Scrivi al direttore | Contatti | Collabora | Vuoi fare pubblicità? | Normativa interna | Norme legali e privacy | Foto | Area riservata |

Per offrirti la migliore esperienza possible questo sito utilizza cookies.
Continuando la navigazione sul sito acconsenti al loro impiego in conformità della nostra Cookie Policy