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28 novembre 2005

Palla ovale

La Garenne, Francia. Centro sportivo della scuola: una pista sintetica, due campi da basket, due di pallamano, un campo di patate con pali che quasi tLa Garenne, Francia. Centro sportivo della scuola: una pista sintetica, due campi da basket, due di pallamano, un campo di patate con pali che quasi toccano il cielo. Questo sembra a Serge, dodici anni e un metro e settanta d’altezza.
A Serge piace correre. A Serge piace saltare. Serge vince sempre. Un giorno, gli chiedono se vuol giocare a rugby. “Perché no?”- risponde. Sia perché non sa dire mai di no, secondo la sua cultura africana; sia perché non sa cosa sia il rugby. Magari è simile al calcio ed il calcio per un camerunese è il gioco degli dei. Chi non conosce Michel Platini? Tutti negli anni Ottanta sanno chi è Platini!
Così Serge, nero del Camerun, amante del calcio, si dirige verso il campo di patate.
L’allenatore appena lo vede sussurra agli altri “è la sua prima volta, fate attenzione con lui, altrimenti non viene più”. Ed ha tra le mani un pallone mai visto prima da Serge, bislungo, a cui assesta un calcio. Il pallone decolla, ruotando su se stesso. Quando atterra, rimbalza a destra poi sbanda a sinistra, rotola avanti, torna indietro, caracolla ed infine si adagia. Il mister urla “PLACCAGGI! Corinne fa’ vedere a Serge come si fa”. Eh sì, Corinne è una ragazzina. Ma questo è un dettaglio. Gli si pone dinanzi ed a rallentatore scandisce i movimenti del placcaggio. Prima braccia ai fianchi poi alle ginocchia, spalla contro il corpo. Serge steso a terra!
Ora tocca a Serge: va verso Corinne, mette le braccia intorno ai suoi fianchi, le fa scivolare fino alle ginocchia, appoggia la spalla al suo corpo, di fianco al piede d’appoggio. E di nuovo Serge steso a terra!!
Alla fine dell’allenamento Serge si sente come se gli si fosse passato sopra un trattore ed in più deve ritornare a casa. In famiglia non vogliono neanche lontanamente sentir parlare di rugby.
Ma ci si può mettere contro il destino?
Quel mercoledì pomeriggio Serge s’innamora del pallone. Come tutti quelli che giocano a rugby. Perché a calcio, tennis, basket, pallavolo, prima o poi arriva il momento in cui credi di conoscere la palla e di dominarla. A rugby no. Quel momento non arriva mai e non deve mai arrivare. Se arriva, sei finito. E quando quella palla decide di rimbalzarti tra le braccia raggiungi la stessa sensazione di quando fai l’amore. Almeno così dicono. Un pallone da rugby non si tiene, si trattiene. Basta un niente e si trasforma in una saponetta sotto la doccia. Più lo stringi, più ti sfugge.
Proprio a questo penserà diciassette anni dopo alla Coppa del Mondo. Maglia blu della Francia. Terza ala. Il più forte placcatore del mondo. Lui, Serge.
Serge Betsen.

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