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28 novembre 2005

Pulp Fiction

Secondo lavoro di Quentin Tarantino “Palp Fiction”, uscito nel 1994, si mostra tecnicamente come un capolavoro del cinema, e , culturalmente come

Secondo lavoro di Quentin Tarantino “Palp Fiction”, uscito nel 1994, si mostra tecnicamente come un capolavoro del cinema, e , culturalmente come simbolo di un epoca e capostipite di un genere a cui tanto è debitore anche “Trainspotting”. Una trascinante colonna sonora ci accompagna nella visione del film che si apre con la definizione del termine “Pulp”: SPORCO. Questo ce la dice lunga su ciò che ci aspetta nelle due ore di visione. Il film ha una struttura temporale circolare sezionata in quattro episodi correlati che si intersecano in diversi punti. Il primo episodio è quello di due ladruncoli “zucchino” e “coniglietta” (Tim Roth e Amanda Plummer) che si accingono a fare una rapina in una tavola calda. Il secondo riguarda due sicari del potente boss Marcellus Wallace, due impeccabili John Travolta e S. L. Jackson, che recuperano una preziosa valigetta e uccidono un uomo per sbaglio. Il terzo è quello più celebre in cui J. Travolta (uno dei due sicari) deve portare a ballare Mia (Uma Thurman, la moglie del capo), che scambiata eroina per cocaina va in overdose, e infine il quarto episodio è quello del pugile Butch (B. Willis) che vince un incontro truccato. Irridente ironia, efferato umorismo nero, dialoghi disarmanti ed esilaranti, violenza pura, predominio dell’uomo sull’uomo e un sorprendente cast dall’impeccabile recitazione, sono le caratteristiche peculiari della pellicola che fece conoscere Tarantino al grande pubblico e ai grandi critici. Il LM è forse il miglior lavoro del regista americano: quello che ha la sua impronta più personale e decisa. Il film è riuscito in quanto si presenta misurato: senza eccessi, né divagazioni, senza inutili inserimenti di diversi generi e culture sconnessi tra loro né di sangue e violenza gratuiti (come in Kill Bill), dunque riesce ad essere diretto e ad insegnarci molto senza pretese né giudizi morali. Palma d’oro a Cannes e Oscar per migliore sceneggiatura (Tarantino – Avary). Semplicemente imperdibile.

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