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7 novembre 2005

Romanzo criminale

Vita e morte, amore e odio, sesso e tradimenti, amicizia e interesse, corruzione e onestà, desiderio e frustrazione…insomma gli elementi per una gra
Vita e morte, amore e odio, sesso e tradimenti, amicizia e interesse, corruzione e onestà, desiderio e frustrazione…insomma gli elementi per una grande storia ci sono proprio tutti e Michele Placido, regista dalla straordinaria capacità di cogliere i moti dell’animo umano, li dirige e intreccia magistralmente nel suo ultimo lavoro “Romanzo criminale”. Un film complesso ma semplicemente spiegato, senza fronzoli, orpelli o divagazioni, crudo nella sua vitale sincerità, coinvolgente e incalzante: un brivido lungo 2 ore e mezza che ci tiene inchiodati allo schermo e fa riflettere. La storia è quella della banda della Magliana, l’organizzazione criminale che seminò terrore nella capitale per un intero decennio a cavallo tra gli anni 70 e 80, ma il film non ha frontiere territoriali ne limiti temporali, è la storia infinita della lotta senza quartiere per la sopravvivenza e per la realizzazione dei propri sogni. Protagonisti indiscussi sono Il Libanese (Pierfrancesco Favino), Il Freddo (Kim Rossi Stuart), e Il Dandi tre amici per la pelle, con poca istruzione, un infanzia difficile e tanta rabbia dentro. Attorno a questi tre personaggi si costruisce, fisicamente e scenicamente, il film articolato in tre capitoli consequenziali che metaforicamente rappresentano: la scalata, la rabbia e il disastro. Altri personaggi della vicenda sono il Nero ( Riccardo Scamarcio) il killer della banda, il commissario Scialoja ( Stefano Accorsi) e la bella prostituta Patrizia donna del Dandi. Nella ben fatta pellicola troviamo scene di repertorio e di telegiornali su personalità in vista e stragi, allusioni alla massoneria, ai servizi segreti, alle Br, e tutta la personale rilettura delle vicende storico-politiche italiane degli anni ottanta di Michele Placido che fa da humus alla storia della banda romana. Punti di forza della pellicola sono la veridicità dei caratteri vitali e sfumati, e, la non provincializzazione della storia che permettono al film di decollare e di innalzarsi al di sopra della mediocre e banale cinematografia nostrana, mentre punto debole è lo spessore umano della storia che, per essere apprezzata e capita, abbisogna di una minima conoscenza politico-colturale dei drammatici fatti che hanno scosso il nostro Bel Paese negli anni di Piombo. Davvero notevole l’allegoria sottile degli accadimenti, la carica etica, la recitazione del cast tutto rigorosamente made in Italy, e il lavoro degli sceneggiatori Rulli e Petraglia già apprezzati ne “La meglio gioventù” e ” Le chiavi di casa”.

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