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10 novembre 2005

Università di Modena e Reggio Emilia

Continuano gli approfondimenti sulle cellule staminali.
Continuano gli incontri promossi dalla facoltà di Bioscienze e Biotecnologie dell’UniversContinuano gli approfondimenti sulle cellule staminali.
Continuano gli incontri promossi dalla facoltà di Bioscienze e Biotecnologie dell’Università degli studi di Modena e Reggio Emilia e dall’Accademia Nazionale delle Scienze, Lettere e Arti di Modena dedicati ad approfondimenti specifici riguardanti le applicazioni terapeutiche prodotte dalla ricerca sulle cellul staminali.

I seminari, giunti al loro quarto appuntamento, sono tenuti da qualificati ricercatori che guidano, a livello nazionale, i gruppi più attivi nel settore.

“In essi viene affrontato soprattutto l’argomento relativo alle prospettive di impiego clinico delle cellule staminali. In particolare, – spiega il prof. Sergio Ferrari della facoltà di Bioscienze e Biotecnologie dell’Università degli studi di Modena e Reggio Emilia – vengono descritti gli approcci già attuali o più promettenti per la cura di malattie genetiche, tumori, malattie degenerative del sistema nervoso e per la ricostruzione degli epiteli di rivestimento e del tessuto osseo”.

Nella prossima tappa sarà ospite il prof. Fulvio Mavilio dell’Università degli studi di Modena e Reggio Emilia, che interverrà su “Traferimento genico in cellule staminali per la terapia delle malattie genetiche”. Il seminario si svolgerà venerdì 11 novembre 2005 alle ore 16,00 presso la “Sala Rum” (via Campi 309) a Modena.

“La prima applicazione clinica delle tecniche di trasferimento genico – chiarisce il prof. Fulvio Mavilio dell’Università degli studi di Modena e Reggio Emilia – risale al 1991, con il tentativo di curare una grave forma di immunodeficienza ereditaria mediante la modificazione genetica delle cellule del sistema immune. L’anno successivo un gruppo italiano tentava il primo trapianto di cellule staminali geneticamente modificate, per curare la stessa malattia. A quasi quindici anni di distanza da quegli interventi pioneristici, molta strada è stata fatta, con alcuni successi e alcune delusioni. La terapia genica non ha ancora espresso la sua potenzialità, a causa soprattutto di uno sviluppo tecnologico insufficiente dei sistemi di trasferimento genico. I vettori impiegati oggi in clinica non differiscono sostanzialmente da quelli sviluppati quindici anni fa e la modificazione genetica del genoma umano si è dimostrata più difficile, e più pericolosa, del previsto. Lo scopo delle ricerche in corso è, quindi, lo sviluppo di vettori dotati di profili di efficacia e di sicurezza superiori a quelli finora utilizzati. Il trapianto di cellule staminali geneticamente modificate ha un potenziale terapeutico enorme per la cura di numerose malattie, sia genetiche (immunodeficienze, talassemia), che acquisite (tumori, AIDS). Il nostro gruppo di ricerca, che opera da due anni al Dipartimento di Scienze Biomediche dell’Ateneo di Modena e Reggio Emilia, sta sviluppando queste tecnologie e le sta applicando alla terapia delle malattie genetiche dell’epidermide”.

Fulvio Mavilio

Fulvio Mavilio è professore ordinario di Biologia Molecolare all’Università degli studi di Modena e Reggio Emilia, dove dirige dal 2003 il Laboratorio di Terapia Genica delle malattie genetiche, un nuovo laboratorio di ricerca che sperimenta l’utilizzo di vettori virali per la terapia genica dell’epidermolisi bollosa (una malattia della pelle caratterizzata da un grave difetto di adesione dell’epidermide al derma), dell’ipercolesterolemia familiare (una predisposizione ereditaria all’infarto precoce dovuta a livelli elevati di colesterolo nel sangue) e della talassemia (una grave anemia causata da insufficiente sintesi di emoglobina).
E’ nato a Napoli il 17 novembre 1953. Si è laureato in Scienze Biologiche all’Università di Roma nel 1976, specializzandosi in Genetica Medica presso la stessa Università nel 1979. Ha ottenuto borse di studio dal Comitato di Biologia e Madicna del CNR (1978-1982) e dal Fogarty International Center dei National Institute of Health (USA).
Dal 1989 al 1999 è stato co-direttore del Programma di Terapia Genica dell’Istituto Scientifico “San Raffaele” di Milano. Precedentemente è stato visiting scientist al Wistar Institute di Philadelphia (1986-1988), ricercatore presso il Laboratorio di Ematologia e Oncologia dell’Istituto Superiore di Sanità (1984-1988) e ricercatore presso l’Istituto di Medicina Sperimentale del CNR di Roma (1982-1984). E’ componente dell’European Molecular Biology Organization (EMBO), del Board dell’European Society of Gene Therapy, dell’Executive Committee dell’European Life Science Forum, del Gene Therapy Expert Group dell’European Medical Evaluation Agency e dell’International Committee dell’American Society of Gene Therapy.
E’ un pioniere dell’ingegneria genetica applicata alla medicina ed è autore di oltre 100 articoli pubblicati sulle maggiori riviste scientifiche internazionali.

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