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13 dicembre 2005

Anche il Lecce corsaro ad Udine

Dopo Livorno e Barcellona è il Lecce di Baldini a violare il “Friuli”, costringendo i bianconeri alla terza sconfitta casalinga in sette giorni, c

Dopo Livorno e Barcellona è il Lecce di Baldini a violare il “Friuli”, costringendo i bianconeri alla terza sconfitta casalinga in sette giorni, che relega l’undici di Cosmi a metà classifica, con vista panoramica sui bassi fondi. Partita pesantemente condizionata dalle assenze, ben sette tra le fila dei padroni di casa, e dalle conseguenze psico-fisiche della sfortunata sfida di “Champions League”, che hanno costretto il tecnico umbro a varare un undici di partenza obbligato, con i giovani Tissone, Motta, Barreto, e Mauri nell’insolita veste di cursore sinistro. I pugliesi di Baldini scendono in campo consapevoli della precaria posizione in classifica, figlia di sette sconfitte in altrettante partite lontano dalle mura amiche, ma anche di una condizione generale in crescita, conseguente all’arrivo del tecnico toscano sulla panchina dei salentini. Un tiepido sole nel cielo terso accarezza le cime innevate delle pre-alpi carniche, facendo da splendida cornice all’ingresso delle squadre in campo, accolte con freddezza dal pubblico di casa, ancora contrariato dalla serata poco “champions” di mercoledì sera offerta dai bianconeri. In avvio di gara, i propositi di riscatto dei friulani s’infrangono sull’attenta retroguardia ospite e, col passare dei minuti, il Lecce prende coraggio affacciandosi timidamente dalle parti di De Sanctis. Ritmo blando e partita noiosa fino al 40’, quando Valdes vince due morbidi contrasti sulla sinistra e s’invola sulla fascia, cross basso per l’accorrente Vucinic che, con freddezza e bravura, controlla e calcia di sinistro superando il portiere bianconero: 0-1. L’Udinese si desta d’improvviso dal torpore e sfiora il pareggio in due occasioni nel giro di pochi minuti, con Di Michele e Barreto, ma la campana giunge opportuna per i salentini che vanno a riposo in vantaggio. I friulani hanno, invece, il morale sotto gli scarpini per lo svantaggio e la tremenda “zuccata” tra il brasiliano Tissone e Motta che ha costretto quest’ultimo a lasciare il campo in barella (al giovane saranno applicati alcuni punti di sutura). Alla ripresa delle ostilità non mutano gli equilibri in campo. L’Udinese, povera d’idee e d’energie, tenta di giungere al pari, mentre il Lecce, arroccato nella propria metà campo, attende sornione il momento propizio per piazzare la stoccata decisiva. L’occasione per i giallorossi, si presenta al 57’, colta al volo ancora una volta dall’implacabile numero nove serbo-montenegrino che, lanciato in contropiede, ipnotizza Bertotto e Felipe fulminando De Sanctis con un preciso sinistro ad incrociare sul palo opposto, per lo 0-2 che vale la doppietta personale e l’intera posta in palio. Di tempo per tentare il recupero ce ne sarebbe, ma oramai non c’è più l’Udinese, lontana parente della squadra ammirata ad inizio stagione. A tempo scaduto arriva il goal, di pregevole fattura, del caparbio Di Natale ma anche il triplice fischio di Trefoloni, buona la sua direzione, a sancire la prima vittoria esterna del Lecce che incamera, con pieno merito, tre punti preziosi in prospettiva salvezza. Per l’Udinese si tratta del quarto passo falso consecutivo tra coppe e campionato, gravato dell’onta della contestazione subita dai giocatori a fine gara. Interpellato sull’attuale momento di difficoltà dei friulani, il d.g. Leonardi ha parlato di critiche eccessive rivolte alla squadra da stampa e tifosi, e di ritiro del gruppo al Quadrifoglio di Roma. Ad onor del vero i bianconeri stanno inanellando una serie di prestazioni poco convincenti dove, oltre alle difficoltà di esprimere un buon calcio, si palesa poca grinta e molta supponenza e superficialità. A prescindere dal sogno europeo infrantosi mercoledì, che andava vissuto e goduto come tale, tali prestazioni devono far riflettere tutto l’ambiente poiché, se è vero che questa è la prima stagione da “grande” che l’Udinese deve affrontare, è altrettanto vero che quando prevalgono i rimpianti per obiettivi non raggiunti sulla soddisfazione per aver fatto tutto il possibile per raggiungerli, un mea-culpa generale è d’obbligo. Il pubblico di casa da troppo tempo non vede quell’“animus pugnandi” da parte dei propri beniamini, discriminante tra amore e critica nei loro confronti. La società, per le scelte fatte in sede di mercato, ed i giocatori, per l’atteggiamento poco professionale, se non addirittura maleducato, tenuto da alcuni, riflettano su questo: l’ambiente friulano non sarà il più affettuoso e partecipe d’Italia, ma è senz’altro uno dei pochi ambienti nei quali poter lavorare in tranquillità e mettere in mostra le proprie qualità, ad alti livelli. E’ un palcoscenico di prim’ordine, ma che alcuni giocatori della rosa attuale sembrano ritenere poco consono al proprio, presunto, valore. Troppe “prime donne” convinte di meritare ben altra ribalta? Così sembra, visto l’atteggiamento supponente mostrato, in campo e fuori. Tuttavia, molti di loro, per quanto dimostrato finora, non potrebbero ambire che al ruolo di semplici comparse: Udine merita veri protagonisti.

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