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23 dicembre 2005

Arte come libertà

Arte e Libertà per Banksy
Arte e Libertà per Banksy

Arte e Libertà per Banksy

Arte e Libertà per Banksy: “Immagina una città dove i graffiti non siano illegali e dove chiunque possa disegnare sui muri ciò che gli piace”.

Basta cliccare sul sito www.banksy“Immagina una città dove i graffiti non siano illegali e dove chiunque possa disegnare sui muri ciò che gli piace”.

Basta cliccare sul sito www.banksy.co.uk per ritrovarsi, da un momento all’altro, in un mondo a parte. Un mondo dove l’arte può andare a braccetto con l’utopia, dove la libertà di credere in quello che si fa è ancora considerata una virtù imprescindibile.

“That’s entertainment, questo è spettacolo”, diceva Robert De Niro/Jake La Motta nel favoloso Toro Scatenato di Martin Scorsese. “That’s art, questa è arte”, invece, bisognerebbe dire nell’accostarsi a Banksy, ventottenne writer pacifista londinese, ribattezzato “il terrorista dell’arte” per i suoi inimitabili “philosophical stencils”, murales che si scagliano contro la guerra, le barrieri sociali e i pregiudizi. Scimmie che trasportano armi di distruzione di massa, uomini in giacca e cravatta che combattono contro la polizia, bambine-lolita che abbracciano bombe nucleari, topi che rosicchiano le strutture urbane sono gli imprevedibili soggetti impressi sui muri delle strade londinesi: “un muro è come qualsiasi altro posto dove pubblicare il proprio pensiero”, ha dichiarato l’”anonimo” ragazzo di fama mondiale.

Già perché l’eco ruggente dei suoi colori ha fatto il giro del globo in un batter d’occhio: lo scorso marzo, con indosso solo un impermeabile e una barba finta, è riuscito ad esporre clandestinamente alcune sue opere all’interno del Moma, del Metropolitan, del Brooklyn Museum e del Museo americano di storia naturale di New York.

Qualche mese prima la stessa cosa era accaduta all’interno del British Museum, dove era comparsa una pietra con un graffito intitolato “early man goes to market, uomo primitivo va al mercato”, rappresentante un omino mentre spinge un carrello della spesa.

Quando gli è stato chiesto come avesse fatto a fare entrare le opere nei musei, Banksy ha risposto: “Ho letto tre biografie di Harry Houdini”. Ma l’opera che lo ha fatto conoscere al grande pubblico è stato un fumetto disegnato allo zoo di Londra sul muro della gabbia di un elefante: “Voglio andarmene, fa troppo freddo qui. E i guardiani puzzano. Noia, noia, noia.”, diceva il pachiderma.

Arte e Libertà per Banksy anche a Gerusalemme senza paura

Per non parlare dei nove capolavori realizzati, nel mese di agosto tra Gerusalemme e Ramallah, sul muro che separa Israele dai territori palestinesi per impedire agli uomini-bomba di Hamas di colpire in Terra Santa. Bambini che giocano con paletta e secchiello su una spiaggia tropicale, una bambina con le trecce che vola in alto, al di là del muro, aggrappata a dei palloncini, sembrano dare speranza a una pace troppe volte invocata invano, contro una guerra che non vuole cessare di dividere, non solo metaforicamente, due popoli condannati ad una vita impossibile, irta di insidie e sospetti e di morti innocenti. “Vattene a casa tua. Non vogliamo un muro bello. Noi lo odiamo”, gli ha detto un vecchio palestinese.

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