• Google+
  • Commenta
15 dicembre 2005

Catanzaro: Il sopralluogo giudiziario tra progresso scientifico ed errore umano

È sulla scena del reato che si gioca il successo o l’insuccesso di un’indagine. Ecco perché il sopralluogo giudiziario rappresenta la fase chiave per È sulla scena del reato che si gioca il successo o l’insuccesso di un’indagine. Ecco perché il sopralluogo giudiziario rappresenta la fase chiave per ricostruire dettagliatamene la dinamica del crimine, attraverso l’individuazione di dati e informazioni utili. Un’individuazione che deve procedere secondo un metodo rigoroso e scientifico per permettere così la raccolta di materiale significativo ai fini dell’indagine.
Su questo tema è stata incentrata la giornata di studio dal titolo “Il sopralluogo giudiziario tra progresso scientifico ed errore umano”, promossa dalla Cattedra di Medicina Legale dell’Università Magna Græcia, diretta dal professor Pietrantonio Ricci, e svoltasi questa mattina presso l’Auditorium del Tribunale dei Minori a Catanzaro.
Il Congresso, organizzato dalla Cattedra di Medicina Legale dell’Università Magna Græcia e dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale Ordinario di Catanzaro, è stato presieduto dal professor Ricci e dal Procuratore della Repubblica Aggiunto presso la Procura della Repubblica del Tribunale Ordinario di Catanzaro, Salvatore Murone.
Ha introdotto i lavori il Rettore dell’Università Magna Græcia, il professor Salvatore Venuta, che nel porgere i saluti ai partecipanti al congresso, ha evidenziato l’importanza del ruolo dell’Università, e della sua continua attività di ricerca, in un settore delicato e fondamentale come quello della Medicina Legale. “Modernità e qualità della ricerca – ha detto il Rettore Venuta – che l’Università di Catanzaro garantisce grazie alla presenza di risorse umane altamente specializzate e tecnologie all’avanguardia, basti pensare alle nanotecnologie, che rivestono una grande importanza nelle indagini medico-legali”.
Sono intervenuti alla giornata Salvatore Dolce, Sostituto Procuratore della Repubblica della Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro, che ha trattato gli aspetti giurisprudenziali della probatorietà del sopralluogo, Antonio Grande, Medico Legale Capo della Polizia di Stato di Roma, che ha analizzato gli aspetti medico-giuridici e di approccio metodologico, Giulio Di Mizio, della Cattedra di Medicina Legale dell’Università di Catanzaro, che ha tenuto una relazione sulla conservazione delle fonti di prova tra errore omissivo ed eccesso prudenziale.
“Il sopralluogo giudiziario – ha detto il Professor Ricci, promotore dell’iniziativa scientifica- ha un’importanza straordinaria perché è il momento in cui si raccolgono i mezzi di prova. Molti di questi mezzi di prova – ha proseguito Ricci – sono mezzi che devono essere esaminati con strumenti e metodi scientifici. Il sopralluogo è ,infatti, il momento in cui acquisiamo quella quantità di dati che spesso sono determinanti per risolvere poi il caso giudiziario. È la fonte e l’origine di tutti dati. Il problema è come tutti questi dati vengono raccolti e come possono essere analizzati. L’Università, luogo dell’elaborazione critica del sapere scientifico, – ha concluso il professor Ricci- è la sede più adatta per discutere di questi temi. L’Università di Catanzaro, in particolare, anche per una sua impostazione, molto aperta ad una integrazione di saperi diversi, possiede le risorse necessarie per dare un contributo significativo alla ricerca scientifica in questo ambito.”
Hanno partecipato alla giornata anche Luciano Garofano, Colonnello Comandante del Raggruppamento Investigazioni Scientifiche (RIS) Carabinieri di Parma, Sergio Schiavone, Maggiore Comandante del Raggruppamento Investigazioni Scientifiche (RIS) Carabinieri di Messina, Agatino Giunta, Capo Sezione Indagini sulle impronte latenti del Servizio di Polizia Scientifica della Polizia di Stato di Roma.
“Oggi la scienza e la tecnologia ci offrono delle possibilità enormi che a partire dalla scena del crimine fino al laboratorio ci consentono cose impensabili fino a 10 anni fa – ha detto il Colonnello Luciano Garofano. Questo non riguarda soltanto la biologia – ha proseguito il Colonnello Garofano- che certamente attraverso il DNA è la disciplina che maggiormente ha dato e può dare dei contributi significativi in quest’ambito. È chiaro che oggi abbiamo nuovi strumenti per poter individuare le tracce e nuove tecnologie per poter dare a queste tracce una valenza assoluta che porta spesso all’identificazione personale, a partire davvero da piccole cellule. Questo – ha concluso Garofano- ha generato una maggiore attenzione sulla scena del reato, la consapevolezza che ci sono tantissime tracce che nemmeno consideravamo in passato; questo però deve farci anche riflettere, oggi più che mai, che la nostra attività deve essere guidata dal rigore metodologico, dalla sistematicità, dall’attuazione di protocolli severi. Perché la sfida è sulla scena del reato e lì che noi ci giochiamo la capacità di successo e di insuccesso. Bisogna insistere sul metodo che consenta di conservare, di individuare, di raccogliere e infine di analizzare le tracce rilevate.”

Google+
© Riproduzione Riservata