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9 dicembre 2005

“Il Dono” di Renato

C’è chi dice che Renato Zero è tirchio da far paura; c’è chi afferma l’esatto contrario, che nonostante le centinaia di migliaia di dischi venduti in C’è chi dice che Renato Zero è tirchio da far paura; c’è chi afferma l’esatto contrario, che nonostante le centinaia di migliaia di dischi venduti in oltre 30 anni carriera, è sempre sull’orlo del fallimento economico, perchè conduce uno stile di vita assolutamente dissoluta e dispendiosa.
Alcuni asseriscono che, da tempo immemorabile, Renato non scrive più nemmeno una parola delle canzoni che incide, nonostante i credits, stampati sui booklets dei cd; altri sono pronti a giurarti sulla testa della propria madre che ogni nota, ogni esclamazione, proviene sempre e soltanto dal suo animo sensibile, che, nonostante la fama ed il successo, è ancora un poeta ispirato, come ai tempi in cui cantava all’ormai “mitico” Teatro Tenda.
C’è che ti dice, con aria ammiccante, che “sì, sì.. per Renato non ci sono problemi: uomini, donne, giovani, meno giovani… va tutto bene, quando esce per ‘andare a caccia’ …”.
Altri invece ti guardano saccenti e si meravigliano di come puoi dar credito alle dicerie delle riviste scandalistiche; sorridono e sentenziano che è stata sempre tutta pubblicità, che non è vero niente in quell’ambiente, dove al limite sono proprio quelli in giacca e cravatta a nascondere gusti e tendenze inconfessabili, non certo “Renatino nostro”, anche se fino a qualche tempo fa si presentava cosparso di paillettes, col capello cotonato e il rossetto pesante.
C’è chi lo ha visto proprio l’altro ieri; c’è chi lo conosce da una vita; “…che non lo sai? abita lì dietro, con la madre e il fratello”, “ma sì, ma sì, lo incontro sempre dal giornalaio…” e così via fino alla nausea: impossibile mettere in dubbio anche solo una mezza affermazione di chi ci si erge davanti, a mo’ di sfida, perchè naturalmente sarà pronto a ribadirti che lui Renato lo conosce bene, anzi lo frequentava pure… fino a qualche tempo fa…
Credetemi, per me che vivo a Roma è impensabile anche soltanto fare il nome di Renato Zero, senza che l’invasato di turno non mi investa col suo repertorio, fatto di assurdi racconti ed improbabili aneddoti sulla vita, la musica e naturalmente “i gusti” del popolarissimo cantautore romano.
Proprio per questo, stavolta, mi sono ripromesso di non parlare con nessuno del nuovo lavoro di Renato, “Il Dono”, uscito da poco meno di un mese e già presente ai vertici delle classifiche di vendita dei dischi in Italia.
Preferisco non raccontare a nessuno, per i motivi di cui sopra, di come una mattina di qualche settimana fa, Elisabetta mi ha salutato in ufficio e, sorridente come non mai, mi ha messo in mano la versione “Dual Disc” dell’ultimo nato in casa Fiacchini, acquistata soltanto il giorno prima, contente, oltre alle 12 tracce sonore dell’album, anche la versione in audio 5.1, una bella galleria fotografica ed una breve intervista a Renato, che descrive, comodamente seduto su un divano, i processi creativi che lo hanno aiutato a dare alla luce il suo 23° disco in studio (considerando anche il Qdisc “Calore”).
Mi terrò per me che, ad un primo impatto, sono rimasto un po’ freddino nei confronti dei nuovi pezzi; ma che, dopo appena un secondo ascolto, decisamente meno sbadato e frettoloso del primo, ho senz’altro apprezzato questo “Dono” che Renato, con le festività natalizie ormai alle porte, ha voluto offrire al suo pubblico.
All’interno del disco, ci sono almeno quattro brani che entreranno di diritto a far parte dei classici del repertorio del nostro, primo fra tutti “D’aria e di musica”, uno splendido autoritratto in musica, come solo un artista sa fare, con cui Renato ribadisce ancora una volta, al di la di ogni metrica o altra regola, “la sua idea di libertà”.
Imbevute di materia sociale sono “Immi ruah” (ossia “spirito divino”, in lingua ebraica), sul difficile tema del rispetto delle diversità religiose, “Dal mare”, che affronta niente meno che l’immigrazione e lo fa in una maniera talmente toccante da rievocare il De Andrè di “Khorakhanè” (da “Anime Salve”, del 1996), e la conclusiva “La vita è un dono”, vibrante inno alla vita, forse un po’ oscuro in alcuni passaggi (“il bene che colpisce come il male” viene simbolicamente paragonato a un dono che si deve accettare, condividere e restituire), ma indiscutibilmente ispirato e interpretato, al solito, magistralmente.
Stupendo brano, sul genere della power-ballad rock di stampo americano, è “Radio o non radio”, in cui Renato dichiara la sua sfida al mondo delle radio, invitandole a tornare come erano un tempo, pure e libere da compromessi e da giochi di potere.
Effettivamente purtroppo è passata tanta d’acqua sotto i ponti, da quando Eugenio Finardi cantava “amo la radio perchè arriva tra la gente… mi piace ancor di più perchè libera la mente” (“La radio”, da “Sugo” del 1976).
Non proferirò parola circa le varie citazioni che spuntano qua è la, tra una canzone e l’ altra, senza peraltro diminuirne il valore, in cui Renato gioca a copiare se stesso; sfido chiunque a produrre una simile quantità di canzoni, senza ripetersi mai del tutto.
Il testo di “Stai bene lì” non può effettivamente non ricordare “Pizza & Rock ‘n’ roll” (dal meno conosciuto “Soggetti smarriti”, del 1986); la divertentissima “Fai da te” mi ha subito fatto pensare alle atmosfere di “Tragico samba” (dal glorioso “Zerofobia”, del 1977); invece “Ti stupirai”, ottimo brano pop, incalzante ed orecchiabilissimo, porta con sè accenni musicali di almeno tre brani importanti, quali “Nuda proprietà” (da “La curva dell’angelo” del 2001), “Felici e perdenti” (da “L’imperfetto” del 1994) e nientemeno che “Il cielo” (sempre da “Zerofobia”).
Stavolta mi terrò tutto per me: non una parola, non un parere su quello che considero uno dei dischi più riusciti dai tempi di “Amore dopo amore” (del 1998).
Non voglio condividere con nessuno i brividi che mi ha dato (…e che mi dà tutt’ora) ascoltare a volume sostenuto le parole di “Mentre aspetto che ritorni”; forse sarò di parte, in questo mio slancio emotivo, anzi non lo metto in dubbio; ma questa canzone, potete fidarvi, vale da sola l’acquisto dell’intero cd, il cui attento ascolto vi consiglio caldamente.
Come d’altronde vi consiglio, se passate dalle parti di Roma, di non parlarne con nessuno… un po’ come ho scelto di fare io… mi raccomando, shhh!!!

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