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12 dicembre 2005

Il rock, il corpo, il nudo

Torride vampate si spandono nel caldo umido della Jacksonville Hall, Florida, una sera di agosto del 1955. Sul palco Elvis Aaron Presley, la Grande MeTorride vampate si spandono nel caldo umido della Jacksonville Hall, Florida, una sera di agosto del 1955. Sul palco Elvis Aaron Presley, la Grande Meraviglia Bianca, il dio della nuova musica proibita, celebra i suoi riti pagani davanti ad un eccitato pubblico di giovani ragazze in abito da sera. Elvis afferra l’asta del microfono e la torce nelle sue mani, scosso dalle onde forti delle chitarre sferzanti: è un devastante elettrochoc e il suo corpo scatta, vibra, rotea, si flette. Quando è saturo di energia, abbandona la postazione e a scatti secchi si avvicina al limite del palco. L’asta del microfono ora è piegata, quasi fosse un corpo di donna abbandonato in un estremo casqué.
Un sogno, un’attesa, una promessa: il primo rock è quello. O forse è tutto il rock a essere così, senza distinzione di epoche: il sesso annunciato e non realizzato, il corpo richiamato dal buio dei suoi tabù e delle sue negazioni e mai effettivamente liberato. Di questa eterna illusione Mick Jagger fa un’arte sofisticata. Il vanitoso Mick si copre e si nega, facendo parlare soltanto l’erotica bocca e la lingua rettile, che non per nulla diventeranno il logo del suo mito.
Il corpo del rock anni Sessanta non è solo adamiticamente puro ma anche inquieto, oscuro, selvaggio, possibile teatro di brutture. Così lo vedono i Velvet Underground con gli occhi di Andy Warhol, loro mentore. Un grembo notturno di suoni e ombre, misterioso, lussureggiante,solcato da violente luci e musica teatro immagini ballo. Lou Reed canta di una Venere in pelliccia e stivali di cuoio, avida padrona di uomini.
Nell’Antimondo di Frank Zappa il corpo è triviale e volgare. “What’s the ugliest part of your body?”, recita una sua canzone.
All’apice della fortuna Beatles, John Lennon vagheggia un paradiso terrestre senza successo e pubblici doveri ed immagina di essere Adamo. La sua Eva gli appare un giorno del 1967 sotto le spoglie di Yoko Ono, un’artista d’avanguardia curiosa di inscenare anch’ella quel gioco. I due si ritrovano una notte nella casa di campagna di Lennon e passano ore a comporre bizzarri collages di rumori, prima di gettarsi l’uno nelle braccia dell’altra. Quei nastri finiranno presto su un disco, a testimoniare che tutto ciò che è vero e puro è bello. Non a caso l’album viene intitolato TWO VIRGINS: le immagini della copertina e del retro sono due grandi foto di Yoko e John completamente nudi, davanti e di spalle. Secondo il dettame della Genesi “ ed erano entrambi nudi, l’uomo e la sua donna, e non ne avevano vergogna”.
Se Mick Jagger è il Belzebù del Rock, Jim Morrison è Lucifero appena dopo la caduta dal cielo, l’angelo che si perde ma conserva ancora i tratti della sua natura celeste. In scena Morrison si contorce, si scuote, rotola sul palcoscenico offrendosi con disperata sincerità al suo pubblico ma negando sempre la sua pelle fisica. Anche nel celebre concerto di Miami, in cui viene arrestato per atti osceni, per aver simulato una pubblica masturbazione, nessuno potrà testimoniare di averlo visto effettivamente esibire i genitali. Solo parole, turbamenti, allusioni, lamenti.
Il corpo reale resta celato sotto la pelle fantastica: giacche e pantaloni di cuoio come la pelle di un rettile, liscia e fredda, come si confà alle visioni/ossessioni di chi è nominato Re Lucertola.
Il corpo fisico di Jimi Hendrix: le grandi labbra, il naso schiacciato, le spalle strette sotto cui si disegnano secchi il tronco e le gambe. Il suo corpo immaginario: un elettrico circuito luminoso. Il suo rock è vibrazione e rende lui bello e sensuale contro ogni razzistico canone estetico di quell’epoca e del passato. La musica di Hendrix è puro sesso, in vibrante oscillazione fra cielo e terra. L’uomo è nudo e la chitarra è un corpo di donna. E nelle note il corpo perde carnalità e diventa pura corrente di energia. Esemplari foto d’epoca: Jimi che si raddoppia e si moltiplica come una visione psichedelica; Jimi che diventa macchia di colore, bagliore, electric lightning.
All’inizio degli anni Settanta il rock si scopre vecchio e cadente. I corpi esteriori dei nuovi eroi non sono più di questo mondo: quello di Peter Gabriel sembra appartenere ad un bestiario medievale: parte unicorno e parte vegetale; quello di Bowie è il seme di una lontana galassia. Viene annullato il nudo, dentro il vestito non v’è più il corpo umano.
Il Punk separa la storia rock con la spada. Il corpo punk è macilento, pallido, non sessuato, pura carne sofferente per torture che gli stessi protagonisti amano infliggersi come supremo gesto di sfida e disprezzo. È Patty Smith fotografata nuda in un bianco e nero da campo di concentramento, chiusa su di sé come un feto o un’ostrica; è il rachitico Sid Vicious che sugli spigoli di pelle ed ossa porta solo una sudicia T-shirt stracciata. I veleni del mondo aprono squarci sulle povere shirts e sui jeans logorati e strisciano i capelli con vampate radioattive; o si riversano in forma di detrito indistinto su quelle spalle strette e quei toraci da agnellino, che tutto patiscono.
Il punk italiano offre un’originale variante con i CCCP. Ferretti e Fatur si esibiscono spesso seminudi in contrasto con Annarella, l’”indossatrice” del complesso, che invece ostenta i più fiabeschi ed improbabili stra-vestimenti. Il nudo dei CCCP è antico e futuribile, selvaggio, surreale.
Un club di spogliarello di Los Angeles, 1983. I Red Hot Chili Peppers sono una giovane band emergente che cerca di marchiare l’immaginario dei suoi fans. Il pubblico è distratto, i Peppers cercano una via d’uscita. Tornano in camerino e quando si ripresentano in scena, tutti sono nudi ad eccezion fatta per un calzino, che paradossalmente pende dai genitali. Il pubblico si diverte, la notizia si sparge e quella performance di rock “nudi con il calzino” diventa un cult per la band. Senza malizia, con appena un po’ di gusto provocatorio: la gag finirà anche su una copertina di disco.
Alle soglie del terzo millennio, il rock sente affievolire la sua parola, la sua immagine, la sua stessa carne. La New Age vagheggia il linguaggio degli angeli; il Big Beat della Techno nasconde la realtà fisica dei suoi musicisti dietro l’invalicabile muro delle macchine potenti, per nuovi corpi diventati anch’essi macchine. Così dunque il nudo del nuovo millennio: risonanti angeli cyborg che nessuna camera può riprendere, visibili solo al terzo occhio.

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