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21 dicembre 2005

In Australia è guerra razziale

Sono già tre settimane che continuano gli scontri a Sydney tra i ragazzi della metropoli, e tutti coloro che hanno fisionomie orientali o arabe.
Sono già tre settimane che continuano gli scontri a Sydney tra i ragazzi della metropoli, e tutti coloro che hanno fisionomie orientali o arabe.
Tutto è nato da un’aggressione a dei bagnini sulla spiaggia più frequentata della capitale australiana, da parte di una gang di ragazzi di origine araba. Dalla vendetta quasi immediata di alcuni ragazzi della medesima spiaggia, si è passati ad una mega rissa che ha coinvolto quasi un chilometro di spiaggia. Ora il tutto è tramutato in uno scontro razziale, una sorta di caccia all’orientale da parte dei giovani di Sydney, che da molte sere escono muniti di spranghe e catene per rivendicare la loro razza. Sembra assurdo tutto ciò, e invece e la pura realtà, ma la cosa più sconcertante, è il quasi totale black-out d’informazione da parte dei media che stanno tacendo sui fatti d’Australia.
Non si parla né di vittime né di feriti, ma si sa solo che la polizia ha avuto poteri speciali in questi giorni e che mezza nazione è messa al setaccio da parte delle forze dell’ordine.
Dopo le periferie di Parigi quindi, si passa alle spiagge di Sydney, dove un futile motivo è valso a creare una guerra interrazziale.
Sembra di essere al limite in questo mondo dove viviamo ormai in un “melting-pot” quotidiano, non solo in città come Milano o Roma, ma anche in paesi decentrati in qualsiasi angolo del mondo; dove il concetto di razza sembra svanire, dove le origini si perdono nel tempo, e dove si viene a creare una comunità immensa, dove tutti sono nessuno e nessuno è qualcuno.
Una sorta di “non luogo” chiamato Terra.

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