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13 dicembre 2005

L’ “Opera prima” di Massimiliano Proietti

“Deluso
ragazzo
il tuo infinito
di sogni e speranze
è volato
di fronte al mondo.”

(da “Opera prima” di Massimiliano Proietti)

Pote“Deluso
ragazzo
il tuo infinito
di sogni e speranze
è volato
di fronte al mondo.”

(da “Opera prima” di Massimiliano Proietti)

Potete chiamarle poesie, pensieri notturni, massime; non è poi così facile tracciare il confine che separa la prosa dalla poesia.
Una cosa è comunque certa: in “Opera prima”, snello volumetto, scritto da Massimiliano Proietti, pubblicato proprio in questi giorni dalla Morlacchi Editore, ci sono parole che non possono lasciare indifferenti.
Conosco personalmente Massimiliano da molti anni; ricordo come fosse ieri quando, tra una partita e l’altra di pallone, sotto il sole di Agosto, ci fermavamo, stanchi e sudati, a discorrere di poesia, tra lo stupore (e le risa…) di chi avevamo intorno.
Quegli anni sono, ahimé, lontani; il tempo ha portato via con sè la spensieratezza di allora, offrendo in cambio una grigia consapevolezza, con cui ogni mattina, poeti o no, dobbiamo fare i conti; e non sempre si riesce ad averla vinta…
Questa silloge affonda le sue radici proprio in quegli anni; vede la luce in questo nostro buio medioevo, come una rivincita sul triste mondo della globalizzazione e dell’anonimia più assoluta, a ricordare che è davvero ancora possibile, per un trentenne ispirato, tendere ancora una volta all’arte, senza la spinta di nient’ altro che i propri sentimenti.
“Opera prima” si compone di due parti, parte prima e parte seconda, che raccolgono, rispettivamente, 42 e 4 brevi liriche, tutte accomunate da una sincera spontaneità, a tratti disarmante, anche per chi come me ha già letto altri brani dell’autore.
Massimiliano, per tutta la durata dell’opera, non cessa di aprirsi al lettore, svelando il suo più vivo tormento, accanto alla malinconia di un passato creduto sereno, che a volte sembra assumere contorni inquietanti, misteriosi, come se sereno non fosse poi stato davvero del tutto.
La notte riesce ad insidiare il sacro fuoco dell’amicizia; l’amore, con il trascorrere delle stagioni, perde inevitabilmente la spinta della passione, lasciandoci un senso d rabbia e di assoluta impotenza.
Ombre si trascinano alle nostre spalle, a ricordarci impietosamente che “l’indifferenza, regna sovrana…”, o semplicemente che “…piano, insieme all’orizzonte, tutto diventa vano.”
E fa male scoprire che queste ombre non sono nient’altro che noi… ed “il nostro vivere nella tomba”.
Impossibile iniziare la lettura e lasciarla a metà, senza arrivare all’ultimo brano del volume: questo, insieme alla freschezza, è senz’altro uno dei massimi pregi del libro.
Ciononostante “Opera prima”, seppure sarà discretamente distribuita nelle librerie del centro Italia, difficilmente troverà quegli spazi pubblicitari in televisione o sulla carta stampata, un po’ per l’assoluta mancanza di forti raccomandazioni, un po’ per il carattere non certo “esuberante” dell’autore.
Massimiliano, quando scrive, non tratta argomenti che oggi vanno di gran moda: le sue pagine non raccontano i dettagli di amplessi orgiastici, nè di improbabili seconde e terze vite, tenute nascoste persino alla propria coscienza, nella speranza mai sopita di ricavarci una manciata di denaro sonante ed un paio di copertine, presso le più quotate riviste scandalistiche.
Pertanto non credo che, purtroppo, si potrà mai parlare di “Opera prima” con termini quali “successo di vendite” o “caso dell’anno”.
Con molta probabilità, a parte i parenti e gli amici (forse persino alcuni di quelli con cui si giocava a pallone in Agosto…), sarà impresa ardua per la Morlacchi vendere un numero di copie sufficiente a render necessaria una seconda ristampa; nè Massi acconsentirebbe a che io vi esortassi ad acquistare la sua prima raccolta di versi, contattandolo direttamente.
Quindi non provo stupore se tutto ciò di cui ho detto fin qui, rimarrà una breve parentesi, tra il racconto della simpatica usanza di bere una tisana in ufficio (il mio articolo precedente) e qualcos’altro che ancora non ho scritto.
Provo un certo rammarico, questo sì, concedetemelo.
Perchè dopo millenni di progresso (almeno ci dicono…), è davvero deludente fermarsi a constatare che non ci sia più nessuno spazio per chi ha la necessità, oltre che il coraggio, di mostrare il proprio animo, disperato o lieto che sia.
…e l’impossibilità di arrivare alla gente, prima ancora di riuscire a coinvolgerla, o magari a conquistarne l’affetto e la stima, senza i soliti trucchi da baraccone, rappresenterà di sicuro il motivo fondamentale per cui non mi ritroverò, in futuro, a parlarvi, con l’entusiasmo di un bambino, della pubblicazione di “Opera seconda”.
Per contatti, è possibile scrivere un email a Massimiliano, all’ indirizzo maxpro76@alice.it

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