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28 dicembre 2005

La bustina “salva-vita”

Sì, proprio così, una bustina (come quella ritratta in immagine); una piccola bustina, che però può fare la differenza tra la vita e la morte.
StSì, proprio così, una bustina (come quella ritratta in immagine); una piccola bustina, che però può fare la differenza tra la vita e la morte.
Sto parlando di qualcosa che è stato definito non a torto, già diversi anni fa, dal “Lancet”, autorevole rivista medica inglese, “potenzialmente, il più importante progresso terapeutico del ventesimo secolo” (da “Water with Sugar and Salt”, editoriale su “Lancet” 2, pp. 300-301, 1978).
Infatti la Terapia di Reidratazione Orale, come viene chiamata ormai dai medici di tutto il mondo, oltre ad essere efficace e semplice da somministrare, è in teoria accessibile a tutti, uomini e donne, vecchi e bambini; ma, soprattutto, ricchi e poveri, dato il prezzo irrisorio dei suoi componenti.
Una bustina, contenente la dose di sali reidratanti sufficiente a strappare dal gelido abbraccio della morte un individuo affetto da disidratazione acuta, costa appena € 0,04 (ebbene sì, solo 4 centesimi di euro!!!).
Al suo interno troviamo:
13,5 grammi di Glucose anhydrous Food Grade,
2,6 grammi di Sodium chloride BP 98,
2,9 grammi di Trisodium citrate dihydrate BP 98,
1,5 grammi di Potassium chloride BP 98
per un peso complessivo di circa 20 grammi.
Se ci fermiamo anche solo un attimo a pensare quanto basti poco a salvare delle vite umane, la cui unica colpa è stata quella di venire al mondo in un paese povero o colpito dalle guerre; allora possiamo meglio comprendere il messaggio che in questi giorni sta diffondendo l’Unicef, mediante depliant e lettere, che mirano a sensibilizzare l’opinione pubblica sull’ argomento in questione.
Sì, perchè, purtroppo, il fenomeno della disidratazione acuta, spesso provocata da infezioni intestinali, a loro volta causate dalla scarsa o sbagliata nutrizione, non è un fenomeno ristretto: solo nell’ultimo anno, si stima siano morti circa 2 milioni di bambini, che naturalmente sono i primi ad essere colpiti da questa terribile calamità.
Gli operatori dell’Unicef si stanno adoperando da sempre, per diffondere la cultura dell’informazione, prima ancora che della pietà.
Per questo all’interno della lettera che forse anche a te capiterà di ricevere, in questi giorni, si trova la testimonianza di un operatore, cui è stata data l’opportunità di visitare un progetto dell’Unicef in Sudan.
“Un giorno giunse all’ospedale una madre portando in braccio suo figlio Abdullah, che era in uno stato terribile; aveva lo sguardo vitreo, senza vita, e non riusciva più nemmeno a piangere… I dottori capirono subito che il bambino soffriva di disidratazione acuta… prepararono una soluzione e gliela fecero bere.”
Ed ancora, racconta l’operatore, sinceramente commosso: “Due ore dopo tornammo a vedere come stava Abdullah. E lo trovammo completamente trasformato. I suoi occhi erano vivi… adesso riusciva a piangere e aveva abbastanza forza per parlare un po’. L’effetto dei sali era stato rapidissimo.”
Questo è il senso della campagna dell’Unicef: per salvare una vita basta poco, davvero poco, appena qualche monetina, come quelle che infiliamo nei parcometri, o che lasciamo come mancia al bar sotto casa; come quelle che, se le troviamo per terra, magari neanche ci fermiamo a raccogliere, tanto valgon poco.
Perchè quelle monetine, quei centesimi, possono fare davvero la differenza tra chi vive e chi muore, laggiù, dall’altra parte del mondo, dove tutto è così diverso dai depliant patinati delle agenzie di viaggi o dalle reclames televisive; là dove, quando si ha sete, non ci sono rubinetti da aprire; là dove la notte non è una buona scusa per poter chiudere gli occhi e dormire.

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