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14 dicembre 2005

Modena e Reggio Emilio: l’Ateneo partecipa a Telethon

Anche l’Università degli studi di Modena e Reggio Emilia partecipa alla mobilitazione nazionale di sostegno alla ricerca, promossa nell’ambito della mAnche l’Università degli studi di Modena e Reggio Emilia partecipa alla mobilitazione nazionale di sostegno alla ricerca, promossa nell’ambito della maratona di Telethon, organizzando un incontro di studio che consentirà di presentare e far conoscere al pubblico alcune delle attività di studio sulle malattie genetiche che vedono impegnati i gruppi di ricerca locali.
L’iniziativa, ospitata nell’Aula Magna del Centro didattico della Facoltà di Medicina e Chirurgia (via del Pozzo 70 – Policlinico) a Modena, si svolgerà venerdì 16 dicembre 2005 alle ore 15,00.
Dopo il saluto del Rettore dell’Università degli studi di Modena e Reggio Emilia prof. Gian Carlo Pellacani, toccherà al prof. Sebastiano Calandra Buonaura, Direttore del Dipartimento di Scienze Biomediche, presentare il significato dell’iniziativa ed inquadrare l’importanza del fondamentale lavoro fatto dai gruppi di ricerca operanti a livello di Ateneo.
Quindi, seguiranno alcune relazioni scientifiche che toccheranno:
1) “Le malattie genetiche ”, affidata la prof. Antonello Pietrangelo del Centro Malattie Ereditarie e Metaboliche del Fegato dell’Azienda ospedaliero-universitaria di Modena
“Il termine , mutuato dall’antica alchimia, si usa oggi in medicina- spiega il prof. Antonello Pietrangelo dell’Università degli studi di Modena e Reggio Emilia – in riferimento al ferro, il metallo più abbondante nel corpo umano. I livelli corporei di ferro, indispensabile per molte funzioni vitali, devono restare costanti: sia la carenza che l’eccesso del metallo possono causare serie patologie. Esistono diverse malattie ereditarie che causano con il passare degli anni un progressivo accumulo di ferro nell’organismo fino a provocare, nell’adulto, danni a fegato, pancreas, cuore. Una di queste, l’emocromatosi ereditaria, la più frequente patologia genetica del fegato, colpisce un soggetto ogni 200/300 in popolazioni di origine nordeuropea. A Modena, secondo un nostro studio in 2100 donatori di sangue, un soggetto ogni 33 è portatore “sano” di una mutazione del gene dell’emocromatosi. Grazie a ricerche finanziate da Telethon degli ultimi 10 anni, il nostro gruppo ha potuto identificare nuove forme di emocromatosi, comprendere la causa della malattia e implementare nuove strategia per la sua diagnosi e cura”;
2) “Un nuovo meccanismo per comprendere le distrofie muscolari”, che verrà illustrato dalla prof. ssa Rossella Tupler del Dipartimento di Scienze Biomediche
“La distrofia muscolare facio-scapolo-omerale (FSHD) – precisa la prof. ssa Rossella Tupler della Facoltà di Bioscienze e Biotecnologie dell’Università degli studi di Modena e Reggio Emilia – e’ una tra le piu frequenti malattie muscolari ereditarie. La malattia, che generalmente esordisce nell’adolescenza, ha un’evoluzione progressiva e mostra una grande variabilitá d’espressione. Nel 15% dei casi i pazienti perdono la capacità di camminare autonomamente. Il difetto genetico alla base di questa malattia non risiede in un gene che, se mutato, porta alla produzione di una proteina anomala, come nella stragrande maggioranza delle malattie genetiche, bensì e’ associato alla riduzione del numero sequenze ripetute di DNA che si trovano sul cromosoma n.4. Noi abbiamo osservato che tali sequenze ripetute, che non contengono geni, contengono delle sequenze che fungono da aggancio per proteine che controllano l’attività di geni vicini. In altri termini, la riduzione del numero sequenze ripetute che si osserva nei pazienti affetti dalla FSHD può portare ad un’abnorme attività alcuni geni situati nelle vicinanze. Questo processo sembra essere specifico del muscolo e non e’ mai stato descritto in altre malattie. Abbiamo inoltre generato topi transgenici che sviluppano una distrofia muscolare simile alla FSHD inserendo uno dei geni che erano troppo attivi nel muscolo colpito dalla FSHD. Il modello animale della malattia conferma che la FSHD non e’ dovuta alla produzione di una proteina mutata, ne’ alla mancata produzione di una proteina, ma alla mancata regolazione dell’attività di specifici geni”;

3) “Verso la terapia genica delle malattie genetiche della pelle”, su cui si soffermerà il prof. Michele De Luca del Dipartimento di Scienze Biomediche
“Le cellule staminali adulte – commenta il prof. Michele De Luca della Facoltà di Bioscienze e Biotecnologie dell’Università degli studi di Modena e Reggio Emilia – sono cellule dotate di un ‘elevata capacità di auto rinnovarsi e di generare una progenie di cellule figlie differenziate. Le cellule staminali generano una popolazione intermedia di cellule progenitrici, conosciute anche come transient amplyfing cells (cellule TA) che differenziano dopo un numero limitato di divisioni cellulari. Le cellule staminali umane degli epiteli di rivestimento sono clonogeniche e sono conosciute come olocloni, mentre le cellule TA non sono clonogeniche o generano colonie abortive conosciute come paracloni. Gli olocloni umani possono oggi essere identificati, coltivati ed utilizzati in protocolli clinici di medicina rigenerativa nell’uomo. I risultati clinici ottenuti con la terapia cellulare aprono le porte allo sviluppo di concreti protocolli sperimentali mirati alla terapia genica delle malattie genetiche della pelle.
4) “Il ruolo della UILDM a sostegno dei pazienti con Distrofia Muscolare”, che verrà presentato dalla prof. ssa Maria Lugli, Presidente della sezione di Modena dell’Unione Italiana Lotta alla Distrofia muscolare.
Toccherà, poi, al prof. Stefano Ferrari, Preside della facoltà di Bioscienze e Biotecnologie, esporre alcune considerazioni conclusive su questa giornata, che vuole proporre la forte attenzione dell’Ateneo di Modena e Reggio Emilia nel settore dello studio e dell’impiego delle cellule staminali, testimoniato – tra l’altro – dal reclutamento nel proprio organico di ricercatori di fama internazionale, che hanno portato i risultati della propria ricerca non solo sul piano della ricerca di base, ma anche su quello delle nuove potenzialità terapeutiche e delle loro applicazioni in clinica.

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