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12 dicembre 2005

Napoli-Roma: idiozia e violenza allo stato puro

Cinquantacinque persone fermate, quindici poliziotti feriti, due macchine della polizia distrutte, un commissariato di polizia tenuto sotto assedio
Cinquantacinque persone fermate, quindici poliziotti feriti, due macchine della polizia distrutte, un commissariato di polizia tenuto sotto assedio per tre ore, circa cento bombe carta esplose, lacrimogeni, paura e tanta violenza. No, non stiamo parlando della cronaca dell’ultimo attentato terroristico a Baghdad, ma della guerriglia che si è scatenata giovedì pomeriggio alla fine dell’incontro di Coppa Italia tra Napoli e Roma.
La partita in questione era stata definita come tra quelle più a rischio in Italia, ma è stato inutile disporre un servizio d’ordine di circa cinquecento persone tra poliziotti, carabinieri e guardia di finanza. L’unica cosa che è stata evitata è stato il contatto tra le due tifoserie, ma la guerriglia dei delinquenti partenopei, “travestiti” da tifosi del Napoli si è scatenata contro le forze dell’ordine.
L’episodio che ha acceso gli animi è stato il fermo di dieci ultras napoletani, rei secondo la polizia, di aver lanciato sassi e bottiglie contro le forze dell’ordine, la notizia si è diffusa rapidamente tra le frange più esagitate del tifo partenopeo e subito è scattato l’attacco contro il commissariato di Fuorigrotta, dove erano stati portati gli ultras fermati. Per circa tre ore è stato un susseguirsi di cariche e controcariche tra agenti in assetto antisommossa e ultras, armati di tutto: pietre, bottiglie, molotov, spranghe e quant’altro. Si è temuto il peggio e solo l’intervento di un ingente numero di carabinieri è riuscito a riportare la calma, dopo ben tre ore di vera e propria guerra, liberando il commissariato dall’assedio dei tifosi.
Purtroppo a pagarne le conseguenze è stata ancora una volta la parte sana della tifoseria napoletana, che oltre a qualche goliardico sfottò verso i romani e a qualche fuoco d’artificio sparato per celebrare il ritorno al San Paolo di una grande squadra, ha abbandonato lo stadio tranquillamente, nonostante la pesante sconfitta subita dai suoi beniamini. Questa gente pagherà le conseguenze delle azioni di una minoranza delinquenziale per due motivi: innanzitutto perché l’atteggiamento corretto tenuto dalla maggior parte di loro verrà dimenticato, in quanto oscurato dagli episodi di violenza, che fanno si che un’intera tifoseria venga additata di non sportività, nonostante la maggioranza sia non violenta. In secondo luogo la reazione del Questore di Napoli non si è fatta attendere, infatti ha per ora negato il permesso di svolgere partite di calcio al San Paolo, in quanto non può garantire l’ordine pubblico e non vuole rischiare la pelle dei suoi agenti. Decisione che purtroppo non serve a niente, perché invece di punire solo i veri facinorosi, punisce la totalità della tifoseria partenopea, che viene privata del calcio nella sua città, per colpa di qualche centinaia di persone che credono che lo stadio sia una zona franca.
La gente che vive lo stadio, come un puro e semplice divertimento, chiede a gran voce che non sia negato il San Paolo a tutti loro, ma che sia negato solo ai violenti, impedendo loro di accedervi per sempre, perché con il loro atteggiamento mettono solo in cattiva luce la gente onesta e sportiva, che la domenica vuole svagarsi sognando di sconfiggere le altre tifoserie, solo con il tifo e le vittorie dei giocatori che indossano la maglia azzurra.

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