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29 dicembre 2005

Non abbiate paura

Se ci chiedessimo qual è stato l’insegnamento più duraturo che il grande Karol Wojtyla, Giovanni Paolo II per le folle di credenti in tutto il mondo, Se ci chiedessimo qual è stato l’insegnamento più duraturo che il grande Karol Wojtyla, Giovanni Paolo II per le folle di credenti in tutto il mondo, ha lasciato nei nostri cuori affranti per la sua scomparsa, non ci sarebbe alcun dubbio. “Non abbiate paura”, ci ammoniva in vita mentre focolari di guerra continuavano, imperterriti, a dilaniare milioni di vite innocenti; “non abbiate paura”, ci sussurrava negli attimi in cui la paura, per un uomo in punto di morte, era la cosa più lecita da provare; “non abbiate paura”, ci suggerisce ancora oggi, dall’alto della sua umile saggezza raggiunta a suon di fede. Di cosa non dovevamo avere paura? Alla luce del “Pellegrinaggio di fiducia sulla terra” della Comunità di Taizè, inauguratosi il 28 dicembre nei padiglioni della Fiera di Milano, sembrerebbe più facile comprenderlo. 50 mila giovani tra i 18 e i 30 anni provenienti da tutto il mondo, dalla Lituania al Giappone, chi cattolico, protestante, ortodosso, in attesa del 28° incontro ecumenico all’insegna della comunione e della pace. “La fede è una semplicissima fiducia in Dio, uno slancio di fiducia indispensabile”, ha scritto Roger Louis Schultz; “in ciascuno di noi ci possono essere dei dubbi, ma essi non devono inquietarci: l’amore di Dio può sbocciare anche in un cuore attraversato dal dubbio”. Roger Schultz, meglio conosciuto come Fratel Roger, è stato il fondatore della comunità monastica ecumenica ed internazionale di Taizè. Nato in Svizzera nel 1915 in una famiglia religiosa, Roger imparò lo spirito di accoglienza dalla nonna, che durante la I guerra mondiale era solita accogliere a casa sua persone in fuga dal conflitto. Nel 1940 si trasferì in bicicletta nel piccolo villaggio di Taizè (Francia), dove si sentì chiamato a “costruire una vita comunitaria nella quale la riconciliazione secondo il Vangelo, fosse una realtà vissuta concretamente”. La comunità di Taizè ha fatto dell’accoglienza e dell’ascolto ai giovani un suo tratto distintivo, alla ricerca di un intenso impegno umanitario nel Terzo Mondo, di un’assoluta semplicità nelle condizioni di vita (non si accettano donazioni e i monaci devolvono ai bisognosi le eventuali eredità personali) e di un’unità tra i cristiani. “Nel corso della storia i cristiani hanno vissuto numerose scosse: delle separazioni sono sorte fra coloro che si riferivano allo stesso Dio d’amore”, ha ribadito più volte Roger; “oggi è urgente ristabilire una comunione, ciò non può essere rimandato a più tardi, fino alla fine dei tempi”. Non abbiate paura di credere, non vergognatevi della vostra fede, dunque, sembrerebbe l’eterno insegnamento di Fratel Roger, indimenticabile priore della comunità di Taizè fino alla sua morte, avvenuta il 16 agosto 2005 quando fu assassinato da una squilibrata durante una preghiera serale. Più di 10000 persone parteciparono ai suoi funerali celebrati il 23 agosto dal cardinale Walter Kasper, presidente del Pontificio Consiglio per l’Unità dei Cristiani. “A Taizè, certe sere d’estate, sotto un cielo colmo di stelle, dalle nostre finestre aperte sentiamo i giovani. Restiamo meravigliati di quanto siano numerosi. Essi cercano, pregano. E noi ci diciamo: le loro aspirazioni alla pace ed alla fiducia sono come queste stelle, piccole luci nella notte”. Non abbiate paura di farne parte, è stato il suo più grande auspicio.

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