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20 febbraio 2006

Ddl Moratti, gli scenari della ricerca

Università. Il lavoro sempre più precario dei ricercatori che il ministro Moratti ha pensato addirittura di eliminare

La decisione della
Università. Il lavoro sempre più precario dei ricercatori che il ministro Moratti ha pensato addirittura di eliminare

La decisione della Camera di bocciare l’articolo 1 della legge Moratti, che avrebbe modificato lo stato giuridico dei professori universitari e allo stesso tempo regolato gli accessi alla professione accademica, ha colpito l’articolato nella sua parte iniziale. L’Assemblea di Montecitorio ha quindi approvato un emendamento dell’opposizione sulla formazione delle commissioni di concorso. Il tutto per una manciata di voti, grazie all’assenteismo dei deputati di maggioranza che ha creato molto disappunto in Casini e nella stessa Moratti.
In pochi attimi, tuttavia, si è vista una situazione totalmente capovolta. Dopo due bocciature, il disegno di legge sullo stato giuridico dei docenti è passato: molti deputati della maggioranza, prima assenti, sono stati richiamati per la votazione finale. Nel frattempo, tra le due prime votazioni andate male per la Moratti e la seconda effettuata il giorno dopo con la maggioranza presente in aula a Montecitorio, la ministra ha tenuto una conferenza stampa sulla crescita della ricerca universitaria e i fondi destinati agli istituti che sono, a quanto riferito dalla ministra, in crescita notevole.
Dalla parte, che avversa la legge Moratti, si erano posti ancora tutti i ricercatori che avevano indetto – ricevendo la notizia del voto alla Camera – uno sciopero della fame e organizzato subito una riunione per discutere e far sentire la loro voce. Sono colpiti dal fatto che la loro carriera sia stata messa in discussione, che i famosi fondi, elencati con dovizia dalla ministra, sono solo numeri che non corrispondono a ciò che i ricercatori hanno percepito o percepiscono tuttora. Un reddito talmente risicato che non permette a chi lavora nel campo della ricerca, e spesso vive in grandi città, di poter mantenere un tenore di vita adeguato.
La ministra Letizia Moratti non ha tenuto conto dei ricercatori che sono dovuti andare all’estero, dove invece di un solo computer da dividere con altri, ne hanno cinque o sei a disposizione: questo succede non solo negli Stati Uniti, ma anche in altri paesi dove la ricerca viene messa al primo posto. Lo stesso disegno di legge non prevede, come hanno richiesto con numerose manifestazioni sin dall’inizio tutti gli atenei, nessuna definizione dello status dei ricercatori, che non sono più studenti, ma non ancora docenti, e restano in una zona d’ombra per un lasso di tempo troppo lungo. La riforma prevede addirittura di eliminare la figura del ricercatore, facendo passare direttamente il laureato, sempre previo esame, allo stato di docente.
L’altra notizia importante che apparsa un pò di tempo fa sul decreto Moratti, ormai nelle mani del Senato, è quella che ha visto la ministra decidere sulla presenza di professori esterni nelle commissioni dei dottorati di ricerca. Questa decisione può avere dei risvolti positivi per un maggior controllo e più obbiettività nell’andamento degli esami. In molti però ritenevano che la valutazione interna fosse già sufficiente a garantire obiettività.
Gli oppositori al decreto auspicano che il ministro stia a sentire di più sia i docenti che i ricercatori, e che il ddl non continui a demolire le fondamenta su cui poggiava la struttura dell’università italiana. In questa situazione, i ricercatori e i docenti chiedono, tra l’altro, anche una maggiore informazione. I professori universitari, infatti, si sono ritrovati a combattere con crediti e moduli, e con tutto quello che i vari ddl hanno reso attuativo negli atenei. Allo stesso modo gli studenti hanno visto cambiare, – ma in maniera totalmente disorganizzata e senza essere informati su cosa e come sarebbe cambiato -, non solo il loro percorso universitario, ma anche ciò che li avrebbe attesti dopo la laurea, dottorati, concorsi abilitanti all’insegnamento e i master.

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