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13 febbraio 2006

Diritto ecclesiastico in cattedra. Niente liturgie per i ”pubblici peccatori”

Catanzaro. Negata la messa di suffragio ad una donna, morta di un male incurabile, che in vita aveva convissuto con uomo divorziato. La nuova intransiCatanzaro. Negata la messa di suffragio ad una donna, morta di un male incurabile, che in vita aveva convissuto con uomo divorziato. La nuova intransigenza della Chiesa di Ratzinger

Don Giuseppe Mazzotta, parroco di un paesino del catanzarese, Marcellinara, si è rifiutato di celebrare una messa funebre per una donna che negli ultimi anni della sua vita aveva convissuto con un uomo divorziato. Seguendo il codice canonico, ha celebrato un semplice rituale. Una formula più “sbrigativa”. Pronunciate le parole di conforto ai familiari, ha proseguito il rituale con una lunga e meditata liturgia delle letture, pronunciando le parole liturgiche ha sparso incenso intorno alla bara e l’ha aspersa di acqua benedetta. “Più di cosi non potevo fare”, ha detto il sacerdote, confermando di aver agito secondo il Codice di Diritto Liturgico (“i pubblici peccatori devono essere esclusi dalle esequie religiose”). Si è giustificato affermando di essere “stato vicino ai familiari e aver pregato per l’anima della defunta, ricevendo la sorella ed altri congiunti in chiesa. “Non credo – ha aggiunto – che il mio comportamento, quindi, possa generare nessun tipo di polemica perché ho osservato semplicemente quelle che sono le regole della chiesa”.
Don Giuseppe, riferisce la cittadinanza, è stato sempre un sacerdote integerrimo, un uomo scrupoloso, ammirevole e sempre coerente con le sue scelte. Dicono di lui: “Tante volte dal pulpito ha tuonato che il matrimonio è sacro e che i conviventi agiscono nel peccato”. “Oggi ha rispettato questa sua posizione portandola fino in fondo: non ho celebrato la messa perché la signora non era in comunione con la Chiesa” e poi aggiunge: “Ho voluto anche lanciare un messaggio alla comunità parrocchiale: il matrimonio è un sacramento”.
Il parroco ieri ha continuato a difendere il suo comportamento. Attonita, invece, la comunità di Marcellinara. L’assessore comunale Mario Paraboschi commenta così l’accaduto: “la scelta di non celebrare la messa funebre solamente perché la donna era convivente ci lascia molto perplessi. Come amministratore ho avuto modo di registrare diverse reazioni negative sulla decisione del parroco”. Ha continuato sottolineando che “sono abituato a vedere una chiesa che distingue tra errore ed errante e quindi credo che la scelta di non celebrare la messa sia discutibile su diversi punti di vista”. Infine ha concluso dicendo che “Non voglio strumentalizzare il dolore ma credo che sia giusto avviare una riflessione su quanto è accaduto”.
Continua, dunque, il richiamo all’ortodossia della Chiesa Cattolica, rincarata da Ratzinger, ha intrapreso la strada dell’intransigenza più che quella della carità.
Intanto, il caso ha di sicuro posto delle domande su cui riflettere (non solo per lo spazio che ha avuto nella stampa) riguardo la rinnovata intransigenza della Chiesa Cattolica. Un’ortodossia che sicuramente non è stata quella a cui miravano molti esponenti della Santa Chiesa in un passato recente. Una donna che magari non sarà stata un’assidua frequentatrice delle messe domenicali, o che non avrà seguito i dettami della legge di Dio fino ai minimi termini, non è degna di una messa di suffragio? L’episodio è stato, anche se indirettamente, un attacco verso le ultime dichiarazioni di libertà della Spagna di Zapatero e del matrimonio gay.

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