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23 febbraio 2006

Il presunto impatto sociale di “Brokeback Mountain”

Di Brokeback Mountain, uscito nel 2005, abbiamo tutti sentito parlare e, probabilmente, quasi tutti siamo andati a vederlo. Diretto da Ang Lee ed inteDi Brokeback Mountain, uscito nel 2005, abbiamo tutti sentito parlare e, probabilmente, quasi tutti siamo andati a vederlo. Diretto da Ang Lee ed interpretato da due icone della nuova generazione di Hollywood, Heath Ledger e Jake Gyllenhaal, il film si è rivelato un successo, sia commerciale che di critica: ha vinto il Leone d’oro a Venezia, quattro Golden Globes, è candidato a otto Oscar, e viene proiettato in tutti i maggiori cinema.
Ad un primo pensiero, data la tematica del film, questo successo sembra inaspettato: un western incentrato sulla storia d’amore tra due cowboy sembra abbattere tutti i tabù della società occidentale e posizionarsi come punto di rottura nella storia del cinema americano. In realtà, come il regista ha sottolineato, la sua opera non si vuole inserire nel filone western, né vuole essere riconosciuta come tributo all’omosessualità. Piuttosto, la storia di Ennis e Jack ha carattere universale: l’amore contrastato e avversato dalla società, la difficoltà di riconoscersi come outsiders, il coraggio di affrontare la solitudine e il dolore. Il contesto sociale in cui le vicende si svolgono è di scarsa rilevanza, proprio perché questo film si presenta e vuole essere intimista; essendo questo l’intento, è da considerarsi un film riuscito splendidamente.
Allora, pensare che esso segni un’ulteriore tappa verso l’accettazione del diverso mi sembra azzardato. Il film non lascia spazio ad alcuna critica sociale, se non in modo fugace (il sentimento di ripugnanza provocato dal linciaggio di Jack è presto superato dal ritorno alla reazione di Ennis) né mette lo spettatore nella sgradita posizione di doversi confrontare con l’ipocrisia della comunità di campagna. Le immagini sono levigate, la crudezza esplicita è lasciata fuori. Forse, la ragione del successo sta proprio nel fatto che, una volta visto il film, si torna a casa con la coscienza a posto, potendosi confermare che non è si contrari alla trattazione di un tema scomodo.

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