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10 Febbraio 2006

Storia del decreto Moratti, nella scuola e negli atenei

Istruzione. Dall’approvazione definitiva del decreto legge sull’università, ai passaggi del ddl sulla riforma scolastica. Nessuna delle obiezioni f
Istruzione. Dall’approvazione definitiva del decreto legge sull’università, ai passaggi del ddl sulla riforma scolastica. Nessuna delle obiezioni fu accolta

Un “golpe”: l’attuazione del suo decreto della Moratti nello scorso anno. Questo ha minacciato di fare la ministra dell’Università, dell’Istruzione e della Ricerca scientifica. Un colpaccio che andrebbe a discapito di tutte le manifestazioni, dei documenti di protesta della Conferenza dei rettori, degli ultimi incontri che i presidenti delle regioni autonome (come il Friuli Venezia Giulia) in cui i massimi rappresentanti regionali avevano chiesto a gran voce il ritiro dello schema del decreto che riguarda la formazione. In quella occasione aveva parlato Roberto Cosolini, assessore regionale al Lavoro, Formazione, Università e Ricerca, il rappresentante del Friuli Venezia Giulia nella Commissione Istruzione, Lavoro, Innovazione e Ricerca della Conferenza delle Regioni e Province Autonome. Il rappresentate aveva definito il ritiro dello schema di decreto “un segnale necessario per ripristinare un corretto confronto tra Stato e Regioni”, che sulla questione hanno illustrato un documento unitario. La sua dichiarazione si inserisce, infatti, nella risposta con la quale le Regioni hanno voluto controbattere al decreto. Cosolini sostenne in particolare che “la posizione delle Regioni è giusta per ragioni di metodo e di contenuti, visti i gravi rischi per l’unitarietà e la qualità del nostro sistema formativo presenti nel ‘doppio canale’ proposto dal ministro: è necessario però unire alla protesta, la capacità di proposta e quindi di elaborazione di una strategia che vede le Regioni protagoniste avendo come riferimento non solo il quadro legislativo nazionale ma anche la potestà in materia di istruzione e formazione riconosciuta alle Regioni dal titolo V della Costituzione”. L’assessore Luisa Gnecchi, nella stessa riunione, in rappresentanza della Provincia di Bolzano, ribadì con forza che “su tutte le questioni riguardanti l’organizzazione, la pianificazione e la programmazione del sistema di istruzione e formazione professionale lo Stato deve intervenire d’intesa anche con le Regioni e le Province autonome”. Anche in questo caso ciò che più è stato ritenuto di fondamentale importanza è un sereno confronto tra le parti, e un maggiore ascolto da parte della Moratti riguardo le esigenze del sistema scuola.
La protesta al Ddl della ministra è continuata anche in ambito universitario. Erano insorti tutti i massimi rappresentanti degli atenei più importanti d’Italia contro la legge che modifica lo stato giuridico dei docenti universitari. Non sono bastate le repliche della Conferenza dei rettori che aveva stilato un documento dopo l’incontro dei senati accademici. La Moratti, tuttavia, ha continuato imperterrita ad andare avanti nel suo progetto di riforma.
Tutti i rappresentanti delle facoltà universitarie italiane hanno considerato questa situazione come un vero e proprio “golpe” dei parlamentari nei confronti del sistema universitario. Un vero e proprio smembramento di tutto ciò che prima rappresentavano gli atenei, il sistema dei docenti, della ricerca. Su quest’ultimo punto, si è convinti, che il decreto porterà verso la privatizzazione dell’università. Con questo Ddl si tenta, infatti, di cancellare l’università statale, si distrugge la principale risorsa del paese, oltre che demolire uno dei pilastri fondamentali della nostra democrazia.
Il governo, con a capo la Moratti, ha messo per iscritto “un disegno di legge per l’istituzione di una Autorità indipendente atta a valutare il sistema universitario”. La ministra Moratti lo annunciò nel corso di una audizione in Commissione Istruzione al Senato, dedicata al disegno di legge sulle “Nuove disposizioni concernenti i professori e i ricercatori universitari e delega al governo per il riordino del reclutamento dei professori universitari”.
Quest’ultima dichiarò che tale Autorità “così come richiesto sia da esponenti della maggioranza che dell’opposizione, che dalla Conferenza dei rettori e dal Consiglio universitario nazionale”, avrebbe “il compito di elaborare criteri obiettivi e trasparenti di valutazione dei docenti, coerenti con i parametri europei internazionali e adeguati alla specificità italiana”. In entrambi i casi, riforma scolastica e riforma universitaria, la partita in gioco è enorme. La ministra, dunque, ha continuato e proseguirà a non ascoltare le richieste degli atenei e dei rappresentanti della scuola italiana, mentre porta avanti soltanto le sue e quelle dei suoi collaboratori.

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