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7 febbraio 2006

Udinese mai doma si arrende alla Juve

A pochi passi dal traguardo, anche l’Udinese si deve arrendere alla Signora “omicidi”, inarrestabile tra le mura amiche con il suo filotto di vittorieA pochi passi dal traguardo, anche l’Udinese si deve arrendere alla Signora “omicidi”, inarrestabile tra le mura amiche con il suo filotto di vittorie, ma raramente in difficoltà come in questa occasione grazie ad una squadra, quella Friulana, salita al “Delle Alpi” convinta di potersi giocare le proprie chance al cospetto del rullo compressore juventino. Juve opaca e friulani pimpanti si fronteggiano in una partita sempre aperta, con i padroni di casa a comandare le operazioni e gli ospiti, equilibrati e compatti, pronti al contropiede con la coppia ritrovata Di Natale-Iaquinta, quest’ultimo al rientro dopo mesi di stop. La Juve preme senza tuttavia trovare, nei propri terminali offensivi, il guizzo vincente. Spazi ben presidiati dalla formazione ospite e poche occasioni per i campioni d’Italia fino al 38’, quando Muntari, anch’egli al rientro, riesce nell’impresa di farsi cacciare in due minuti dal modesto arbitro Dattilo per due interventi, evitabili, ai danni di Camoranesi e Nedved: Udinese in dieci e ottava espulsione stagionale per gli uomini di Cosmi, ancora una volta costretti a serrare i ranghi per una difesa ad oltranza. Ad inizio ripresa la Juve pigia sull’acceleratore nel tentativo di sbloccare il risultato ma le ondate juventine trovano in De sanctis un insuperabile frangi-flutti. Con Trezeguet assente ingiustificato ed Ibra presente ma impalpabile, Capello volge lo sguardo all’unico grimaldello rimastogli, buttando nella mischia “re Mida” Del Piero. Pochi minuti dopo ecco, puntuale, la svolta dell’incontro: Zambrotta si invola sulla sinistra, crossa basso per l’appostato Pinturicchio che, con tocco morbido di sinistro, incrocia alle spalle dell’incolpevole numero uno friulano. Siamo al 70’ e l’ennesimo, cinico delitto è stato consumato. E’ il goal che vale la dodicesima vittoria casalinga per la capolista, viziato però da evidente posizione di fuorigioco del fantasista bianconero, non ravvisata da guardalinee e direttore di gara. L’Udinese, colpita ma tutt’altro che affondata, carica a testa bassa mettendo alle corde i padroni di casa; nel finale la palla del pareggio capita sui piedi di Vidigal che, superato con un pallonetto Buffon, viene energicamente “stoppato”, ad un metro dalla linea di porta, dallo scafato Cannavaro. La Juve non chiude la partita soffrendo fino all’ultimo ma, al fischio finale, ottiene tre punti pesanti in ottica scudetto. All’Udinese invece, vanno i complimenti per la generosa prova di carattere offerta contro i primi della classe. Dallo spogliatoio friulano però, oltre alla soddisfazione per la prova convincente, emerge anche un pizzico di rabbia nelle parole del patron friulano Pozzo, deluso per gli evidenti e decisivi errori, sfavorevoli alla sua squadra nei quali è incappata la terna arbitrale. Vince la Juve ma l’Udinese, dopo la buona prova contro la Fiorentina di domenica e la meritata qualificazione alle semifinali di Coppa Italia, appare finalmente ritrovata: mercoledì al “Friuli” arriva la Reggina di Mazzarri: è l’opportunità per voltare definitivamente pagina ricominciando a vincere, possibilmente, in undici contro undici.

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