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2 marzo 2006

L’Europa delle lingue

Lo studio «Europeans and their Languages» commissionato dall’Unione Europea ha esaminato e valutato le conoscenze linguistiche degli Stati membri, rivLo studio «Europeans and their Languages» commissionato dall’Unione Europea ha esaminato e valutato le conoscenze linguistiche degli Stati membri, rivelando che il Regno Unito è la nazione che ha il peggior rapporto con le lingue straniere.
Sembra che solamente un britannico su tre conosca un idioma diverso da quello nazionale. Quando però si tratta di fare una scelta, indicando una preferenza in alternativa alla lingua madre, i britannici scelgono il francese.
Il 71% dei partecipanti al sondaggio la indica come lingua ideale da insegnare ai propri bambini. Seguono spagnolo e tedesco. Tuttavia, più della metà della popolazione pensa che sia un’ottima cosa che i bimbi imparino una lingua straniera prima dei 5 anni, mentre per la maggior parte dei Paesi dell’Unione il momento migliore per introdurre i nuovi idiomi è circa a 12 anni. Come a dire: se proprio bisogna imparare una seconda lingua, meglio farlo presto, quando tutto sommato costa anche meno fatica. E in questo non gli si può certo dare torto. Questa scarsa passione per le lingue è condivisa da altri Paesi europei, in cui la maggioranza dei cittadini non parla nessun altro idioma a parte quello nazionale. Si tratta di Irlanda (66%), Ungheria (58%), Portogallo (58%), Spagna (56%) e Italia (59%). In Lussemburgo invece il 92% della popolazione conosce almeno due lingue. Nei Paesi Bassi il 75% e in Slovenia il 71%. Nel complesso in Europa in media il 56% degli europei parla almeno una lingua straniera, il 28% almeno due e l’11% addirittura tre. Per quanto riguarda invece le preferenze, la lingua più parlata resta l’inglese, usato correntemente dal 51% dei cittadini europei. Ci si chiede perché, allora, i britannici dovrebbero impararne una lingua diversa. Apparentemente, non ne avrebbero nessun bisogno. La risposta è semplice: in questa Europa così distante, il multilinguismo, porta di sicuro a una maggiore comprensione e un’apertura sicuramente superiore nei confronti di tutte le culture diverse dalla propria.

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