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7 aprile 2006

Bocconi: il 92% degli immigrati soddisfatti delle banche

Giovani, attivi sul mercato del lavoro, buoni risparmiatori e in crescita dal punto di vista socio-economico. Per una banca sembrerebbe il profilo di Giovani, attivi sul mercato del lavoro, buoni risparmiatori e in crescita dal punto di vista socio-economico. Per una banca sembrerebbe il profilo di un segmento di mercato su cui investire massicciamente in vista di ritorni futuri. È, invece, il profilo degli immigrati, un segmento sul quale gli istituti di credito italiani faticano ancora a muoversi, nonostante i ripetuti segnali dell’emersione tra le sue file di una classe media e imprenditoriale e nonostante un’accelerazione nella proposta di prodotti bancari specifici nell’ultimo anno. Lo rileva un lavoro presentato questa mattina all’Università Bocconi: Il migrant banking, una ricerca commissionata da S.in.t – Servizi Integrati per il Terziario, a Newfin Bocconi, coordinata da Anna Omarini e pubblicata da Bancaria editrice.
Attraverso le interviste a 150 immigrati bancarizzati, la ricerca conferma che l’interesse per i servizi bancari e finanziari cresce all’allungarsi del periodo di permanenza in Italia, con metà dei detentori di conto corrente che risiedono in Italia da più di 10 anni, ed evidenzia l’impossibilità di considerare quello degli immigrati un segmento unico. La nazionalità, la natura del progetto migratorio e la sua fase di sviluppo sono variabili ulteriori, che potrebbero contribuire a una sottosegmentazione.
“In questa prospettiva”, commenta Bianca Mutti, direttore generale S.in.t, “le banche devono necessariamente evolversi: se, infatti, fino ad oggi il sistema bancario italiano ha sviluppato alcune iniziative rivolgendosi solo ad un unico gruppo definito con il termine ‘immigrati’, nel prossimo futuro dovranno emergere proposte mirate ad un mercato costituito da diverse etnie, ciascuna con esigenze specifiche”.
Gli immigrati mostrano abitudini di consumo simili a quelle degli italiani, con un’incidenza piuttosto bassa di acquisti in negozi etnici, utilizzati solo dal 13% del campione, e una forte prevalenza di supermercati-ipermercati (71%) e centri commerciali (63%). Se la gran parte degli immigrati utilizza il contante per le spese, una metà abbondante ricorre anche alle carte di pagamento.
Si tratta, spesso, di bancomat o carte prepagate, perché le banche fanno fatica a rilasciare carte di credito a chi non riesce a dimostrare un reddito regolare.
“Fino a poco tempo fa, anche quando esistevano prodotti specifici si trattava quasi sempre di conti corrente base, con costi bassi, pochi servizi e uno sforzo di marketing che consisteva nella comunicazione in lingua”, sostiene Omarini.
Oggi alcuni istituti si rivolgono ad agenzie specializzate in comunicazione interculturale e differenziano, almeno in modo embrionale, i prodotti per immigrati. La reticenza delle banche non consente una rassegna esaustiva, ma uno dei servizi più frequentemente aggiunti al conto corrente è la carta prepagata. Nei casi più avanzati, che implicano la collaborazione con una banca nel luogo di origine degli immigrati, la carta può essere rilasciata in duplice copia, in modo da essere utilizzata anche dai familiari in patria. Alcuni istituti predispongono conti a pacchetto, che comprendono dei servizi assicurativi (rimpatrio della salma, pagamento del viaggio per un familiare) o la possibilità di reperire informazioni sanitarie. La banca può anche rilasciare una fidejussione che favorisca l’ingresso in Italia di parenti per turismo, studio o lavoro. Altri istituti prevedono sportelli dedicati o aree informative con la presenza di mediatori culturali.
L’esperienza americana suggerisce comunque che la killer application, per questo segmento, potrebbe essere costituita dai servizi di pagamento, utilizzati per trasferire fondi in patria. Ragioni di convenienza suggeriscono, oggi, agli immigrati di utilizzare i servizi di money transfer (67%) o addirittura gli amici (20%), ma alcune banche cominciano a organizzarsi per fare fronte a una richiesta molto forte (un 20% totale utilizza gli istituti o le Poste).
Quando l’immigrato decide di presentarsi allo sportello non sembra avvertire particolari difficoltà nell’apertura del conto (se ne lamenta solo l’8% del campione), anche perché, nel 19% dei casi, l’immigrato è accompagnato da un amico che ha già fatto la stessa esperienza o dal datore di lavoro. Il rapporto con sportellisti definiti disponibili (55%) e gentili (39%) si traduce in un livello di soddisfazione molto alto (92%), motivato soprattutto dalla capacità di ascolto degli addetti.
“Questa ricerca”, commenta ancora Mutti, è nata proprio con l’obiettivo di indagare un nuovo mercato dal punto di vista dell’individuo così da offrire alle banche un modello di servizio partendo dalle richieste dei clienti”.
Il 40% degli intervistati si è rivolto alla banca anche per ottenere un finanziamento e nei due terzi dei casi sostiene di averlo ottenuto con facilità.
Un elemento di criticità rimane quello dei costi. Il 40% di chi non utilizza le carte di pagamento lo fa per motivi economici e il suggerimento generale alle banche che ricorre più spesso è quello di ridurre i costi dei loro servizi (49%). Il gradimento mostrato, soprattutto in America, nei riguardi dei più economici servizi online, fa pensare che questa sia una strada percorribile anche in Italia, data l’elevatissima frequentazione di Internet point da parte degli stranieri.
“Un’altra lezione americana è quella della segmentazione”, conclude Omarini. “In alcuni casi l’etnia, per esempio, si dimostra decisiva nella ricerca di servizi diversi. In America gli ispanici cercano servizi bancari tradizionali, mentre i cinesi vogliono investire il loro denaro affidandosi anche ai broker”.

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