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20 aprile 2006

Francia: la reazione studentesca alla Cpe

Nelle scorse settimane la nostra sorella d’oltralpe è stata caratterizzata da una massiccia mobilitazione contro il cosiddetto Cpe (contrac

Nelle scorse settimane la nostra sorella d’oltralpe è stata caratterizzata da una massiccia mobilitazione contro il cosiddetto Cpe (contract de premiere embauche). Tale fenomeno ha interessato, fra l’altro, moltissime università, fra cui la Sorbona, che da luogo di incontro fra i ministri della Comunità Europea per la riorganizzazione del sistema formativo, diviene fulcro di una autentica reazione contro le conseguenze dello sfruttamento degli studenti “proletari”.
La mobilitazione, esplosa alla fine di marzo, ha visto una reazione governativa stigmatizzante. Ci pare significativo accostare questi accadimenti con quelli verificatisi nel trascorso 2005 con la rivolta dei banlieusardes, senza citare l’esito negativo del referendum francese relativo alla realizzazione di una costituzione europea.
In un contesto dunque caratterizzato da agitazione e scontento sociale, si innesta con forza il rifiuto della introduzione del Cpe, rifiuto che si delinea quale trait d’union fra il mondo studentesco e quello lavorativo. È il lucido misconoscimento dei tentativi dello stato di abbattere il costo della manodopera permettendo alle aziende il reclutamento di braccia e cervelli a costo zero mediante la drastica riduzione delle tutele sindacali e l’introduzione dei contratti a tempo determinato, nelle loro varie sottocategorie: a progetto, job on call, prestazione occasionale, e così via.
Gravi le conseguenze, alto il prezzo da pagare, in primis si creano le inevitabili premesse per uno smantellamento dello stato sociale attraverso i tagli alla spesa pubblica messi in atto dal governo per attuare la politica di sgravio fiscale nei confronti delle aziende e, secondariamente, si assiste al depauperamento economico delle frange sociali più deboli.
Inoltre l’introduzione di strumenti formativi elitari come master, corsi di specializzazione post-lauream, stage, tracciano una nettissima e sinistra linea di demarcazione all’interno del corpus studentesco, in un percorso “a tappe” in cui l’accesso ai gradini d’istruzione superiori è sempre più circoscritto ed esclusivo.
Ci troviamo pertanto davanti ad un autentico processo di selezione, basato però non sull’eccellenza intellettuale bensì sulla disponibilità economica.
Che la protesta francese raggiunga l’acme proprio all’interno delle università mostra in maniera inequivocabile quanto sia forte il legame tra formazione e mercato del lavoro.
Entrando nello specifico della Cpe, questa proposta di legge comprende la possibilità di assumere personale con contratto di formazione già a partire dai 14 anni di età, e consente il lavoro notturno dai 15 anni in poi. Contempla, infine, l’opportunità di licenziare senza giusta causa un dipendente d’età inferiore ai 26 anni nei primi due anni di attività del medesimo, se l’azienda presso la quale presta servizio ha un organico inferiore ai 20 effettivi. In tale maniera si amplia ulteriormente la forbice fra studenti che devono inserirsi il prima possibilità nell’alveo della produttività economica e studenti che, per censo, possono proseguire e perseguire i livelli più alti dell’istruzione.
Il movimento francese ha l’indubbio merito di aver segnalato questo nesso, ponendolo al centro della propria indignata reazione e, per il momento, sta ricompattando l’unità di intenti fra studenti e lavoratori, travalicando in modo trasversale barriere di categoria e fasce d’età.

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