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16 aprile 2006

Il difficile cammino del governo Prodi

Le scorse elezioni politiche del 9 e 10 aprile, come è noto a tutti, ci hanno lasciato un paese letteralmente spaccato a metà come una mLe scorse elezioni politiche del 9 e 10 aprile, come è noto a tutti, ci hanno lasciato un paese letteralmente spaccato a metà come una mela.
L’Unione di Centrosinistra, guidata da Romano Prodi, alla Camera dei deputati ha sopravanzato il Centrodestra del premier uscente Berlusconi di poco più di 20 mila voti; il premio di maggioranza previsto dalla nuova legge elettorale, però, le consentirà di avere circa 60 seggi di vantaggio.
E’ al Senato che l’equilibrio tra i due schieramenti ha quasi raggiunto lo stallo assoluto. In questo caso, Il raggruppamento di partiti guidato da Prodi può contare su soli due seggi di vantaggio. Il conteggio dei voti nazionali per il Senato aveva visto prevalere il Centrodestra di circa 400 mila preferenze. 155 a 154, in termini di seggi assegnati.
Ma il voto degli italiani all’estero, che ha visto 4 posti da senatore andare al Centrosinistra, uno solo al Centrodestra e uno ad una lista indipendente, ha di fatto ribaltato il risultato finale, consegnando all’Unione una maggioranza di 158 seggi a 156.
Prodi ha quindi i numeri per varare un suo governo. Ma questi numeri gli consentiranno anche di portare avanti quel “riformismo radicale” che ha illustrato nelle oltre 280 pagine del suo programma?
La rivisitazione della Legge 30 sulla riforma del lavoro, le questioni legate alle missioni internazionali dei militari italiani, la posizione da prendere sulla questione inerente israeliani e palestinesi, la costruzione del tratto ad alta velocità in Val di Susa, le strategie per uscire dalla dipendenza energetica nei confronti delle importazioni di petrolio e gas dall’estero, la regolamentazione delle unioni di fatto: questi ed altri sono i problemi sui quali l’Unione potrebbe spaccarsi, e già c’è chi nel Centrodestra (vedi Tremonti e la Lega) auspicano un ritorno alle urne nell’arco di soli 6 mesi da ora.
E’ vero che nel 1998, dopo la rottura tra il primo governo Prodi e Rifondazione Comunista, il Centrosinistra riuscì ad andare avanti fino a fine legislatura con soli 3 seggi di vantaggio al Senato. Ma allora vennero formati ben 3 governi in 3 anni: i due di D’Alema e quello di Amato, e si assistette a poco edificanti ondate di “transumanza” parlamentare, con circa 150 soggetti che passarono da uno schieramento all’altro.
In quest’occasione, invece, tutte le forze politiche si sono impegnate ad affermare la loro indisponibilità ad appoggiare esperienze di governo diverse da quella ratificata dal risultato elettorale. Berlusconi ha tentato di rilanciare una grossa coalizione ispirata a quanto sta succedendo in Germania, ma è rimasto praticamente isolato.
O Prodi per 5 anni o niente, quindi.
Il paese ha bisogno di stabilità e riforme. Riuscirà il prossimo governo, con la propria stretta maggioranza, a garantirgliele?

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