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13 aprile 2006

Prodi dice “no” alla Grande Coalizione

Metti un Paese che dalle urne è uscito spaccato in due porzioni quasi identiche tra di loro; metti una legge elettorale che molti degli stessi Metti un Paese che dalle urne è uscito spaccato in due porzioni quasi identiche tra di loro; metti una legge elettorale che molti degli stessi onorevoli non hanno avuto problemi a definire, “porcate” a parte, tanto democratica, quanto cinica; metti le polemiche che si sono succedute e che si continueranno a succedere, finché non saranno ultimate le doverose procedure legali di verifica dei voti; e cosa ne vien fuori? Un inestricabile groviglio.
A ormai più di quarantotto ore dalla chiusura dei seggi, prosegue senza soste la lunga maratona post-elettorale, che vede entrambi i leader delle due coalizioni rivendicare ciascuno il proprio diritto a governare il Paese per il prossimo quinquennio. Ieri sera, l’ormai ex Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi si è presentato a Palazzo Chigi, dove, dinanzi ad un folto gruppo di giornalisti, ha avanzato l’ipotesi di una Grosse Koalition in pieno stile tedesco, ovvero un accordo politico, che metta insieme le forze di entrambi gli schieramenti per dare vita a un governo unitario. “Con il 50% di qua e il 50% di là, dico che bisogna ragionare in termini di unità perché sarebbe un calcolo di bottega irresponsabile escludere metà del Paese”, ha dichiarato il leader della Cdl. “Forse dovremmo prendere esempio dalla Germania per vedere se non sia il caso di governare in concordia”. Un colpo di scena indubbiamente, considerando anche il fatto che, come ha anche ricordato Rutelli, lo stesso Cavaliere già in passato si è detto più volte contrario a un eventuale governo che unisca centrodestra e centrosinistra. “Per quanto ci riguarda”, ha proseguito Berlusconi con un tono alquanto solenne, “noi dichiariamo, al di là della verifica dei voti, che se dovessimo arrivare ad avere un vantaggio numerico non sarebbe comunque possibile governare per il bene del Paese”.
Tuttavia, già nelle ore successive, non è tardata ad arrivare la replica del centrosinistra. “Ci siamo presentati alle elezioni con una coalizione e abbiamo un numero di parlamentari che ci permette di governare”. Questa le parole di Romano Prodi, che non dimentica inoltre di sottolineare come la legge elettorale l’abbia voluta proprio lo stesso governo di centrodestra. “La maggioranza guadagnata non solo consente, ma pone il tema del governo in termini di autosufficienza”, ha evidenziato Bertinotti. “Il caso tedesco”, precisa poi la segreteria Ds, “è stato evocato a sproposito, visto che c’è una maggioranza nelle due Camere”. L’unico dell’Unione apparso apparentemente incline all’idea di un’eventuale coalizione tra i due schieramenti è stato Marco Pannella. “Credo che la nostra posizione”, ha affermato il leader della Rosa nel pugno, “non deve essere affatto di preclusione alla Grosse Koalition, se la faranno. Sarà il nostro posto di lotta, mica ci terremo fuori. Come oggi l’Unione è il nostro posto di lotta, in assoluta lealtà, con un contributo potenzialmente determinante alla sua vittoria, se lo vorranno, così ritengo che noi dovremmo operare anche nell’ambito di una maggioranza diversa”.
Dichiarazioni e recriminazioni a parte, dopo tutto il trambusto di questi giorni, è ora giunto il momento per il nuovo Presidente del Consiglio di rimboccarsi le maniche e costruire il nuovo governo, dipanando definitivamente la matassa, che, già da diverso tempo, avvinghia l’intero Paese.

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