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24 aprile 2006

Unimore: sperimentazioni test diagnosi di tubercolosi

Le sperimentazioni, condotte dall’equipe del prof. Luca Richeldi dell’Università degli studi di Modena e Reggio Emilia, effettuate su due nuoviLe sperimentazioni, condotte dall’equipe del prof. Luca Richeldi dell’Università degli studi di Modena e Reggio Emilia, effettuate su due nuovi test per la diagnosi dell’infezione tubercolare, hanno aperto nuove prospettive diagnostiche per contrastare la tubercolosi, una patologia che negli ultimi anni sta aumentando la sua diffusione anche in quelle zone in cui sembrava pressoché debellata. L’Azienda ospedaliero universitaria di Modena si è distinta come primo centro al mondo in grado di eseguire uno studio comparativo dei nuovi test immunologici. I risultati pubblicati sulla rivista internazionale “The Lancet”.

La Clinica delle Malattie dell’Apparato Respiratorio del Dipartimento integrato di Oncologia, Ematologia e Pneumologia dell’Azienda ospedaliero-universitaria di Modena, è all’avanguardia nella diagnosi della tubercolosi, ed è stata il primo centro al mondo ad eseguire uno studio comparativo di due nuovi test immunologici.

Il prof. Luca Richeldi ha guidato, assieme all’equipe di ricercatori della Clinica di Malattie Infettive e Pediatrica dell’Università degli studi di Modena e Reggio Emilia e del laboratorio di Microbiologia e Virologia del Policlinico di Modena, le sperimentazioni su due test, il QuantiFERON-TB Gold (QFT-TB) ed il T-SPOT.TB (TS.TB): questi nuovi test, a differenza del tradizionale test cutaneo, si sono rivelati maggiormente affidabili nell’individuare la patologia anche in pazienti con tubercolosi latente.

“Lo studio di questi nuovi test- ha dichiarato il prof. Luca Richeldi della Clinica delle Malattie dell’Apparato Respiratorio del Dipartimento integrato di Oncologia, Ematologia e Pneumologia dell’Azienda ospedaliero-universitaria di Modena – ha preso il via 5 anni or sono, collocando il Policlinico di Modena tra i primi centri nel mondo ad utilizzare queste nuove tecniche diagnostiche. In Italia ogni anno si registrano circa 6.000 casi di tubercolosi attiva, mentre le persone con infezione latente, quindi suscettibili ad una riattivazione della malattia, sono oltre 3 milioni. Lo studio italiano ha dimostrato che i nuovi test sono più accurati del tradizionale test cutaneo tubercolinico e che esistono differenze tra i due test su sangue ed indicano che essi possono avere differente efficacia, soprattutto tra i bambini al di sotto dei 5 anni di età ed i soggetti immunodepressi”.

Mentre il test cutaneo si limita a verificare una reazione della pelle dopo 72 ore dall’iniezione della tubercolina, con un’alta possibilità di “falsi positivi”, i test QFT-TB e TS.TB funzionano su un campione di sangue in cui misurano la risposta immunitaria specifica verso il micobatterio della tubercolosi attraverso i livelli della citochina interferone gamma (IFN-γ).
“I successi legati alla sperimentazione dei test – ha asserito il Rettore dell’Università degli studi di Modena e Reggio Emilia prof. Gian Carlo Pellacani – sono il frutto dell’impegno che l’Ateneo sta portando avanti da anni per raggiungere livelli di competitività internazionali. I risultati ottenuti, confermati anche dalla pubblicazione dei risultati sulla rivista internazionale “The Lancet”, dimostrano l’importanza che ricopre la collaborazione tra il mondo accademico della ricerca e l’attività clinica delle strutture sanitarie che, come in questo caso, ha portato l’ateneo modenese reggiano all’avanguardia tra i centri di ricerca in questo campo”.

“E’ con immensa soddisfazione- ha aggiunto il prof. Aldo Tomasi Preside della Facoltà di Medicina e Chirurgia- che questa scoperta, pubblicata sulla più importante rivista medica europea, sia nata e sia stata sviluppata completamente dal lavoro di un equipe che appartiene al nostro Ateneo. Ciò significa che l’Azienda ospedaliero-universitaria si pone tra le prime a livello mondiale in questo campo. Inoltre mi preme sottolineare quanto sia importante la ricerca scientifica per il progresso della routine diagnostica che comporta, in ultimo, un miglioramento dello stato di salute del paziente”.

“L’Azienda ospedaliero-universitaria – ha sostenuto il dott. Claudio Macchi Direttore Generale del Policlinico di Modena- ritiene particolarmente significativo il risultato raggiunto dal gruppo di ricerca coordinato dal prof. Luca Richeldi. Tale rilevanza è legata al fatto che lo studio, condotto grazie alla risorse messe a disposizione dalla Azienda e dall’ Università, si è realizzato su una popolazione non preselezionata, derivante dalla pratica assistenziale reale e che pertanto rappresenta bene il modello di integrazione assistenza, didattica e ricerca che caratterizza il nostro ospedale, oltre che costituire sul piano scientifico un elemento innovativo ed originale “

L’aspetto tra gli altri che rende, infatti, assolutamente innovative le sperimentazioni effettuate dall’equipe del prof. Luca Richeldi, è che i test sono stati applicati sia su pazienti ospedalizzati sia su pazienti ambulatoriali e quindi, su una popolazione caratteristica di qualunque ospedale, cosa che porta i risultati ottenuti a poter essere applicati alla normale pratica clinica. “È prevedibile – ha aggiunto il prof. Luca Richeldi – che questi due nuovi test, già disponibili sia negli Stati Uniti che in Europa, entreranno rapidamente nell’uso clinico e lo studio pubblicato costituirà un elemento importante per la loro corretta applicazione”.

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